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CRACCO E LA PIZZA, SORBILLO:"LO SCANDALO? NOI PIZZAIOLI NON DOBBIAMO TEMERE NESSUNO"

 

Da qualche giorno gira in rete la foto di una pizza proposta da Carlo Cracco nel suo nuovo ristorante a Milano.
A guardarla bene, ciò che realizza lo chef stellato ex giurato di Masterchef sembra una sorta di bruschetta con sugo di pomodoro e mozzarella.
Ma è bastato questo a scatenare polemiche tra i pizzaioli che rivendicano il copyright della specialità partenopea.
Fuori dal coro le considerazioni di Gino Sorbillo, uno dei più importanti rappresentanti di questa nobile arte riconosciuta patrimonio immateriale dell'Unesco.
E proprio Gino Sorbillo è intervenuto questa mattina su Radio Kiss Kiss Italia:
"Cosa è successo.. Si è gridato allo scandalo perché secondo molte persone questo prodotto da forno non doveva chiamarsi pizza e per di più pizza margherita.
Vorrei precisare che questa parola ormai viene usata in tutto il mondo, è un po' come taxi. E poi ci sono espressioni di pizze varie in tutta Italia. C'è la pizza alla romana, quella in teglia, quella cilentana. Ognuno è libero di fare quella che vuole.
Già quando Cracco fa qualcosa si grida allo scandalo, per il semplice motivo che ormai è famoso. Lui ha chiamato Margherita questa sua versione perché ci sono pomodoro e mozzarella, e anche questo è un'altra cosa diventata di dominio pubblico. Ormai anche la massaia che realizza una pizza a casa con questi ingredienti dirà che ha preparato una Margherita. Cracco non l'ha chiamata pizza napoletana, non la vende come tale, non pretende che lo sia. Quindi nessuno può dirgli nulla.
E 'un prodotto integrale condito con pomodoro siciliano con mozzarella che non è dop, naturalmente, ma che producono al nord e un olio umbro. E mi sa che non c'è neanche il basilico. E' una pizza da ristorante, la filosofia di uno chef che vuole cimentarsi a fare la pizza ma non per andare contro la pizza napoletana. C'è sempre qualcuno che pensa che ci sia qualche strategia. Cracco fa la sua pizza e vuole proporla in maniera "simpatica" ai suoi clienti. Ma tanti chef lo fanno.
Noi pizzaioli non dobbiamo temere nessuno. Anzi più siamo signori e più accogliamo altre idee di pizza e ci confrontiamo, più la pizza napoletana ne esce ancora più forte perché tutti sanno qual è la tradizione. Se poi ci chiudiamo e diciamo no sembriamo solo dei trogloditi. Siamo lì con la paura che qualcuno ci possa togliere qualcosa.
E invece noi dobbiamo essere aperti, generosi, dobbiamo collaborare perché in questo la pizza conquisterà sempre più i quattro angoli del mondo. Se ci chiudiamo ce la teniamo qua e ce la cantiamo solo noi"

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