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NOTTE EUROPEA DELLA GEOGRAFIA, IL PROF.MORRI:"VA BENE LA TECNOLOGIA MA SI PERDE IL FASCINO DELLA SCOPERTA"

 

Geografia, questa sconosciuta! Che fine ha fatto questa materia che fino ad una decina di anni fa era tra le più importanti dei programmi scolastici e dei corsi universitari?
E, soprattutto, qual è il suo stato di salute nell'era di internet? Ed ecco che il 6 aprile arriva la notte europea della Geografia che, attraverso eventi, manifestazioni, incontri ed iniziative varie cercherà di raccontare il mondo e il ruolo del geografo.
Questa mattina ne abbiamo parlato con il prof. Riccardo Morri, presidente del corso di laurea magistrale in gestione e valorizzazione del territorio alla Sapienza di Roma, nonché segretario dell'associazione italiana insegnanti di geografia.
"Perché la Notte Europea della Geografia? Innanzitutto perché è la prima edizione a livello europeo. L'iniziativa è nata l'anno scorso in Francia. L'Italia ha aderito con entusiasmo, tutte le associazioni geografiche a partire dall'Associazione dei Geografi Italiani e l'Associazione Italiana di Insegnanti di Geografia. Ci saranno iniziative in oltre 20 città italiane con 40 eventi di ogni genere, dai convegni di approfondimento ai seminari, ai laboratori didattici alle escursioni sui campo che per la geografia sono sempre importanti.
Oggi la geografia è semplicemente una delle forme di conoscenza più potenti per leggere e interpretare la complessità della realtà. E' uno strumento critico fondamentale di cui francamente non si capisce come si possa fare a meno. Si parlava in apertura delle difficoltà a livello scolastico e anche universitario in merito all'insegnamento della geografia e questa è una lacuna difficile da colmare.
Nella scuola, infatti, le ore assegnate alla geografia sono poche e purtroppo, molto spesso, l'insegnamento non è affidato ad esperti di geografia. Nelle università, come tutte le discipline, c'è uno stato di sofferenza per le riduzioni di organico che ormai hanno colpito pesantemente anche l'università.
Indubbiamente la disciplina ha peccato ed è stata in parte penalizzata da un eccessivo nozionismo per un apprendimento mnemonico. E' anche vero che alcune nozioni fondamentali sono imprescindibili così come naturalmente la carta geografica non rappresentava per intero la complessità del territorio ma dava comunque un'idea molto importante di quello che effettivamente sul territorio esiste e persiste soprattutto nel tempo.
Le nuove tecnologie oggi ci vengono incontro per cui c'è sicuramente l'immediatezza dell'informazione a livello di accessibilità. Per la geografia in particolare questo è fondamentale però non bisogna confondere l'informazione con la conoscenza. La conoscenza richiede approfondimento, può essere mediata dalla carta geografica ma quello che conta è poter leggere criticamente la carta geografica e vivere chiaramente i posti.
Quello che cerchiamo di fare oggi con i vari eventi della giornata è sensibilizzare le persone a conoscere direttamente i fenomeni e, soprattutto, di entrare in confidenza con gli strumenti che permettono di leggere di nuovo la complessità del territorio.

Ma è anche una risposta alla domanda di geografia che noi registriamo nella società civile essere fortemente presente. Lo vediamo anche dal numero crescente delle immatricolazioni ai pochi corsi di laurea in geografia degli atenei italiani. Solo alla Sapienza è rimasto l'intero ciclo triennale e magistrale, poi Milano e altri 4 o 5 corsi di laurea magistrale ma gli studenti mi scrivono.
E se una volta usavamo le mappe per scoprire le città in cui ci trovavamo, oggi ci sono gps e Google map. Sicuramente importanti ma manca il fascino della scoperta. A volte alzare la testa e guardarsi intorno ci dà molto ma molto di più che restare con la faccia incollata al telefonino, per quanto possa essere utile e ci faciliti la vita, chiaramente"

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