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VUOTO A RENDERE, CIAFANI DI LEGAMBIENTE:"SEI MESI DALLA PARTENZA E NON SIAMO PER NIENTE SODDISFATTI"

 

E' in vigore dal 10 ottobre del 2017 ma a sei mesi dalla partenza si parla già di flop. Stiamo parlando del vuoto a rendere, una pratica molto diffusa fino agli anni '80 e che consiste nel restituire le bottiglie vuote e in cambio il consumatore riceve la piccola cauzione versata al momento dell'acquisto.
L'anno scorso, il Movimento 5 stelle si fece promotore di questa vecchia abitudine che, il Ministero dell'Ambiente, inserì con un decreto nel collegato ambientale.
La fase sperimentale dura un anno, siamo al giro di boa ma i risultati lasciano molto a desiderare.
Ne abbiamo parlato con Stefano Ciafani, presidente di Legambiente:
"Noi non siamo per niente soddisfatti di come stanno andando le cose. La sperimentazione sul vuoto a rendere l'abbiamo salutata con grande grande favore. Figlia di una legge approvata dal Parlamento italiano che ha portato poi il Ministero dell'Ambiente ad approvare un decreto che, però, ha diverse cose che non vanno.
Questa pratica virtuosa degli anni '80 permetteva di riutilizzare più volte i contenitori di liquidi evitando di produrre più rifiuti da una parte e dall'altra parte prendendo quei contenitori, lavandoli, sterilizzandoli e riempiendoli di nuovo di bibite che appunto venivano vendute era un modo per cercare di prevenire la produzione di rifiuti. L'intento era quello di riattivare questa sperimentazione in esercizi commerciali, bar, ristoranti dopo che negli ultimi vent'anni c'è stata una grandissima produzione di imballaggi in plastica di cui si parla a livello mondiale con tutta la plastica nell'ambiente, nei mari, negli oceani.
Il Ministero dell'Ambiente doveva pubblicizzare questa novità, gli imbottigliatori di bibite avrebbero dovuto aderire a questa campagna. Il Ministero dell'Ambiente non ha fatto questa campagna d'informazione, gli imbottigliatori che hanno aderito sono pochi circa una ventina così come gli esercizi commerciali che dovrebbero esporre questo logo sulle vetrine. Che non conosce nessuno e per certi versi non conosciamo neanche noi.
Pensare di tornare al vuoto a rendere come era negli anni '70 e '80 è impensabile. Fare in modo che il vuoto a rendere sia il tassello di un mosaico più grande per gestire più correttamente i rifiuti, questo si può tranquillamente fare.
Gli esercizi commerciali hanno manifestato perplessità nell'avere uno spazio in magazzino dove poter ospitare i vuoti da una parte. Le grandi aziende che imbottigliano le acque o i liquidi alimentari in genere non hanno dimostrato grandissimo interesse perché un po' la logistica cambia. Neanche più di tanto perché il vuoto a rendere del vetro nei bar e nei ristoranti, per esempio continua ad esserci. Non lo vediamo ma continua ad andare avanti.
Quelle bottiglie di vetro che hanno la corona logorata è perché ritornano all'impianto che imbottiglia di nuovo il liquido, lo sterilizza nelle macchine che rovinano la bottiglia per l'appunto.
Bisogna partire dalle critiche fatte a questa sperimentazione, non bisogna assolutamente fermarsi. Il Ministero dell'Ambiente da una parte e il nuovo Parlamento dall'altra se devono modificare un po' la norma, lo facciano.
C'è una cosa che va cambiata sicuramente, bisogna ristabilire la premialità economica per il consumatore che porta indietro il vuoto.

Di fronte ad un a pratica virtuosa, di riportare indietro il vuoto che poi verrà sterilizzato e riempito di nuovo, riducendo la produzione dei rifiuti, il cittadino deve avere una piccola premialità economica come era negli '70 e '80. E' fondamentale che alla buona abitudine ambientale corrisponda anche un premio di carattere economico. E' un po' come il concetto della tariffazione puntuale, meno rifiuti indifferenziati si producono, meno tariffa sui rifiuti si paga. In questo caso il vuoto a rendere deve funzionare allo stesso modo. Questa è la prima modifica che va fatta alla norma che è entrata in vigore sei mesi fa ma che purtroppo non ha portato a risultati sperati ma deve essere un incentivo per ripartire con questa pratica virtuosa. Che deve ritornare non completamente ma che deve integrarsi con la raccolta differenziata, il riciclo per cercare di ridurre l'uso delle discariche e degli inceneritori."

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