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VENTISEI ANNI FA LA STRAGE DI CAPACI, MARIA FALCONE:"CHIESI A GIOVANNI PERCHE' QUEL LAVORO PERICOLOSO. MI RISPOSE SI VIVE UNA VOLTA SOLA"

 

23 maggio 1992 – 23 maggio 2018
Sono trascorsi ventisei anni dalla strage di Capaci in cui morirono Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e i 3 uomini della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. La mafia aveva preparato l'attentato fin nei minimi dettagli. Servirono 500 kg di tritolo nascosto in un tunnel sull'autostrada che va da Palermo a Mazara Del Vallo.
La lotta alla mafia è costata cara al giudice ma le sue parole, le idee sono sempre vive e a mantenerle tali ci pensa sua sorella Maria Falcone che, con la Fondazione dedicata a Giovanni Flacone, gira l'Italia per portare ovunque il messaggio di giustizia.
Questa mattina, a pochi minuti dall'arrivo nel porto di Palermo della nave della legalità, Maria Falcone è intervenuta a Radio Kiss Kiss Italia:
"Stiamo per accogliere i ragazzi che sbarcheranno a Palermo in questo giorno dedicato al ricordo di Giovanni Falcone e alla legalità. Era quello che ci aveva lasciato scritto Giovanni nel suo testamento morale, cioè che bisognava far continuare a camminare le sue idee sulle nostre gambe. E una di queste idee era che la mafia sarebbe stata sconfitta soltanto se accanto alla repressione attuata attraverso la magistratura e le forze dell'ordine ci fosse stato un risveglio della società civile. Quando, infatti, parlava di vittoria nei confronti della mafia Giovanni diceva che la battaglia contro la mafia si sarebbe vinta attraverso un salto generazionale, creando una società diversa, una società che capisse finalmente cos'è la legalità e che togliesse il dominio del territorio ai mafiosi.
In questi anni ho incontrato migliaia di ragazzi in tutta Italia e in questi anni abbiamo portato la memoria di quello che era Giovanni. Molti di loro non erano nati all'epoca dell'attentato. Abbiamo portato i valori in cui loro hanno creduto e credo che questo passaggio di testimone sia la cosa più importante che attualmente può fare la scuola. E noi come Fondazione lo facciamo 365 giorni all'anno, non solo il giorno dell'anniversario.
Le madri napoletane che, con il loro coraggio combattono per i loro figli, mi ricordano le donne che esposero le lenzuola antimafia. E' sempre la società civile che deve reagire di fronte a questi soprusi e a queste violenze. La mamma è il nume tutelare della famiglia e soprattutto che può contribuire a diffondere questa voglia di cambiamento. Io ricordo sempre che anni fa, proprio in una scuola di Napoli, chiesi ad un ragazzino cos'è il boss. Lui mi rispose boss è bello, guadagna e fa guadagnare. Io sono stata negativamente folgorata ma gli ho risposto "guarda che il boss ti può assicurare per il tuo futuro o il carcere o la morte". Ecco io credo che questo sia il messaggio da dare ai ragazzi, quello che dà la mafia è la morte, la società può dare la vita.
Domandai più volte a mio fratello perché si fosse ficcato in quel lavoro così pericoloso. Un giorno, mentre stava andando al Tribunale, mi feci coraggio e gli chiesi d'un fiato ma perché vai da Chinnici?
La risposta fu: Si vive una volta sola"

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