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TEST SIEROLOGICO CROCE ROSSA E ISTAT, DOTTOR BONIZZI:"RISPONDETE ALLO 06 5510. AIUTATECI A CAPIRE MEGLIO LA MALATTIA"

 

La Croce Rossa Italiana e l'Istat hanno dato il via ad un progetto di indagine a campione sulla diffusione del coronavirus in Italia. Lo screening prevede il test sierologico per circa 150 mila cittadini contattati telefonicamnete. Ed è qui che nasce il problema. Molti pensano che lo 06 5510 da cui parte la chiamata sia la calssica scocciatura. E invece no, come ci spiega il
Dott. Michele Bonizzi, responsabile dell'Area medica della Croce Rossa Italiana.

Ida: Dott. Bonizzi buongiorno

Bonizzi: buongiorno a lei e a tutti gli ascoltatori. E grazie per l'opportunità.

I: prima di tutto, spieghiamo bene cos'è questo progetto che la Croce Rossa fa insieme all'Istat

B: aggiungiamo anche il Ministero della salute e quindi tutte le sanità regionali. È un grande progetto che coinvolge lo Stato italiano e che vuole portare delle risposte chiare su come si è estesa questa infezione nella nostra popolazione.

I: e quindi come funziona? Voi state contattando i cittadini che avete scelto come campione e poi?

B: l'Istat ha fatto il campione rappresentativo della nostra popolazione, della nostra demografia, in base al virus dove è più presente. Noi prendiamo questi numeri di telefono e pian piano chiamiamo i nostri concittadini, proponiamo di partecipare allo studio e di fare un piccolo questionario sulle loro abitudini, dove vivono e con chi vivono, se hanno lavorato nelle ultime settimane e poi sul loro stato di salute. Chiamiamo dal nostro numero che è uno 06 5510, sono le prime sei cifre. Come diceva lei prima, spesso veniamo chiamati da numeri strani, non sappiamo cosa ci devono dire. In questo caso sono i nostri volontari che sono circa 700, 525 comitati della CRI interessati per fare i prelievi. Richiamano, noi non demordiamo. Ci fa piacere parlare di questo progetto e sensibilizzare tutti a risponderci e soprattutto a dirci di sì.

I: a che numero siete arrivati, avete già più o meno il polso della situazione?

B: abbiamo chiamato più di 50 mila persone questa settimana. Abbiamo cominciato a fare i prelievi, già più di 20 mila. Chiaramente non li facciamo tutti noi, molti le sanità regionali. I risultati sono fatti da alcuni laboratori selezionati con attenzione dal Ministero della salute proprio per garantire un alto livello di qualità del risultato, sempre tutti pubblici. I risultati stanno arrivando all'Istat che poi farà tutta la parte di rielaborazione statistica che poi determinerà tutta la parte dello studio. È previsto un cosiddetto campione anticipatorio, cioè è previsto un gruppo di circa 20 mila prelievi per dare già un risultato iniziale e per dare così delle informazioni al governo su come andare avanti con la riapertura che sia più rapida possibile. Visto che l'estate è alle porte

I: la riapertura è anche al centro di tante polemiche, mercoledì si riaprono le regioni con il caso Lombardia che fa un po' discutere. Secondo lei, dal punto di vista medico, si doveva aspettare ancora per questa regione o va bene così?

B: diciamo che anche come Croce rossa questo non è il nostro lavoro. Le opinioni le lasciamo a chi di dovere e credo ci sia un forte impegno anche scientifico sulla conoscenza di una malattia che in realtà non abbiamo. Se chiediamo a tanti medici un'opinione sulla tubercolosi che conosciamo da decine e decine di anni, i pareri sono simili. Qui ci troviamo di fronte ad una malattia che esiste da sei mesi e che ha avuto un forte impatto su tutto il mondo perché non è solo un problema italiano. È naturale che le evidenze scientifiche di basano su prove finché non si trova la soluzione giusta. Le evidenze che abbiamo sono ancora poche per avere delle opinioni univoche. Quindi è naturale che ci sia una discussione.

I: parliamo del test sierologico, come funziona esattamente?

B: noi proponiamo di fare un prelievo di sangue, poi viene testato per vedere se ci sono gli anticorpi, le immunoglobuline cosiddette icg. Sono quegli anticorpi che ci garantiscono, questo lo sappiamo dall'immunologia perché non siamo ancora sicuri su questa malattia, l'immunità acquisita perenne quindi il fatto di non riammalarci. Sono le immunoglobuline che restano tantissimi anni nel nostro organismo e proprio per questo sono state scelte. Ci danno la storia, ci dicono che la persona che testiamo ha avuto in passato, non sappiamo quando, certamente negli ultimi quattro/cinque mesi, l'infezione. Questo è l'obiettivo, capire bene come è stata la sua estensione e capire anche dove maggiormente. E ovviamente come hanno reagito gli organismi.

I: dunque il test sierologico ci dice che c'è stato il contatto, non che è in corso

B: esattamente, è diverso dal tampone. Il tampone ci dice se ce l'abbiamo in questo momento è se magari siamo anche contagiosi. Questo, invece, ci dice se ce l'abbiamo avuto. È un'informazione diversa che poi consentirà all'Istat e a tutti quanti noi di conoscere le caratteristiche delle persone che lo hanno avuto per comprendere come proteggerci meglio.

I: a questo punto, Dott. BonIzzi, prima di salutarla rinnoviamo l'appello ai nostri ascoltatori. Le telefonate sono n ora in corso, immagino che ci voglia ancora un po' di tempo quindi se ricevete una chiamata dallo 06 5510 non è spamming, non sono stalker ma è la Croce Rossa Italiana. Poi ovviamente si può dire di sì o no

B: ci mancherebbe, nessuno ci può obbligare a sottoporsi ad una procedura che non è invasiva. Però sarebbe giusto conoscere se si è avuta la malattia, mi sembra un dato importante per ciascuno di noi e anche per contribuire alla riapertura del Paese. Mi consenta di dire che tantissime persone ci chiamano perché vogliono farlo. Il paradosso è che dobbiamo dire di no a tanti e tanti altri ci dicono di no.

I: grazie di essere stato con noi. Ci sentiremo presto per avere un quadro della situazione. Intanto in bocca al lupo al nostro Paese.

B: mi associo all'in bocca al lupo. A presto!

 

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