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3 GIUGNO, RIPRENDE LA MOBILITA’ TRA REGIONI, BONACCINI:” E’ GIUSTO PROVARE A CONVIVERE CON IL VIRUS”

 

Dal 3 giugno, l'Italia fa un altro passo avanti verso la "normalità" con la ripresa della mobilità tra le regioni. Il nostro Paese prova a ripartire senza dimenticare la presenza dell'epidemia che è ancora in corso anche se con numeri nettamente inferiori rispetto alle settimane scorse. Da Nord a Sud ci si prepara agli spostamenti non senza qualche perplessità da parte di alcune regioni. A Radio Kiss Kiss Italia ne abbiamo parlato con Stefano Bonaccini, governatore della regione Emilia Romagna e presidente della conferenza stato-regioni.

Ida: buongiorno e grazie di essere con noi

Bonaccini:: buongiorno a tutti

I: l'Italia ricomincia a muoversi, qual è l'approccio delle regioni verso la riapertura?

B: io posso rispondere per l'Emilia Romagna poi sulle altre, nel merito, ognuna risponderà per quello che riesce a fare. Visto che abbiamo deciso che da oggi si riapriva, mi sembra complessivamente ci sia l'attesa per un ritorno un po' più robusto alla vita di prima. Guai a dare come messaggio che il virus è definitivamente sconfitto, questo accadrà solo quando ci sarà a disposizione il vaccino. Però diciamo anche che la curva epidemiologica è davvero molto a ribasso in queste settimane. Lei pensi che una regione come la mia era la seconda più colpita perché l'unica che aveva in pancia il focolaio lombardo con Codogno che è più vicina a Piacenza che ai capoluoghi lombardi, noi oggi siamo la regione con il più alto numero di guariti con casi che ogni giorno sono scesi a poche decine e quando dico poche decine mi riferisco a 10/20. Insomma le cose stanno andando decisamente bene. Più in generale, in tutto il Paese si stanno svuotando i reparti di terapia intensiva, gli accessi ai pronti soccorso, i ricoveri gravi sono crollati. Però teniamo a mente che bisogna rispettare le restrizioni o parte di esse che oggi ancora ci sono. L'uso della mascherina non è solo consigliato, ma utile quando non è possibile il distanziamento e io mi auguro che si possa via via ritornare ad una vita un po'più simile a quella precedente. Abbiamo bisogno ancora la responsabilità. Se lei mi sta chiedendo come si fa a riaprire l'Italia, questo è solo per due motivi: uno per lo straordinario lavoro dei medici che non ringrazieremo mai abbastanza, il secondo motivo è grazie alle restrizioni e ai sacrifici che abbiamo chiesto agli italiani, nel mio caso agli emiliani-romagnoli. Questo ci ha permesso di contrastare efficacemente il virus e adesso proviamo a ripartire seppur già dal 4 maggio e poi dal 18 maggio via via milioni di italiani sono progressivamente tornati al lavoro. Nella mia regione, oggi, oltre il 95% delle attività economiche ha riaperto. Speriamo bene

I: questo è un grandissimo augurio che ci facciamo tutti noi. Qualcuno parla di spinte e pressioni di varia natura per riaprire soprattutto per la Lombardia, regione molto critica dal punto di vista del contagio. Cosa ne pensa?

B: è la regione più colpita e che ha più sofferto a causa del coronavirus, di questa pandemia. E' già definendola così, ci riferiamo a qualcosa che riguarda l'intero pianeta con Paesi occidentali che hanno avuto il virus dopo di noi. Avrebbero pure potuto prendere qualcosa da quello che abbiamo fatto e invece abbiamo visto quello che hanno fatto, negando persino la pandemia in che situazione si ritrovano oggi. Alcuni quasi catastrofiche. Che la Lombardia riapra o no, non è che lo possono dire i singoli presidenti, anche perché parlo per me ma credo che sia lo stesso anche per gli altri, non sono un medico o uno scienziato. Noi abbiamo bisogno delle indicazioni di chi ha le competente, la professionalità per indicare possibili soluzioni. A noi in quanto politica e istituzioni tocca poi prendere delle decisioni nel merito. Il governo ha ritenuto, io credo abbia fatto bene, che vista la curva epidemiologica così al ribasso fosse giusto riaprire e prenderci tutti quanti una minima quota di rischio. D'altra parte, abbiamo detto che il virus e nessuno può dirlo che sia sconfitto definitivamente o meglio qualche irresponsabile lo dice andando nelle piazze come quelli con la giacca arancione. Lo possono dire loro, io vorrei che andassero a dirlo alle migliaia di famiglie delle persone scomparse in casa. Per il resto, è evidente che siccome il virus ancora oggi non può essere definito sconfitto del tutto anche se con meno rischi e questo con tanto di prove scientifiche, è giusto che proviamo a conviverci prendendo tutte le precauzioni del caso necessarie. Altrimenti noi avremmo un Paese che non riaprirebbe mai più.

I: ma secondo lei il governo ha fatto tutto quello che si poteva e sui doveva fare per tenere sotto controllo il contagio in questa situazione comunque straordinaria.

B: guardi, io credo che tutti quanti ci siamo trovati complessivamente un po' impreparati ad una tragedia del genere. E quando tutti quanti mi riferisco anche agli altri Paesi nel mondo. Dopo di che, il governo italiano ha affrontato bene la fase dell'emergenza. Noi siamo stati il primo Paese europeo colpito o meglio il primo Paese occidentale, prendendo anche l'altra sponda dell'Oceano. Ci sono Paesi i cui leader hanno negato persino l'esistenza del coronavirus all'inizio. Credo siano soprattutto quei leader che in maniera un po' autoritaria guidano le loro democrazie. Io li definisco un po' populisti, quando c'è il populismo di mezzi è evidente che spesso si negano i problemi per evitare fischi. Ci cono Paesi, dagli Usa al Brasile, per non parlare della Gran Bretagna che non hanno preso nulla di quello che stavamo facendo qui e che sarebbe potuto, in parte, servire anche a loro dal punto di vista dei provvedimenti. Dopo di che, ripeto, io credo che di fronte ad una tragedia simile complessivamente il governo ha fatto bene, il Paese ha reagito bene perché io penso che tutto si possa dire, di responsabili in giro ne troviamo tutti i giorni, ma la stragrande parte degli italiani ha risposto alle restrizioni, ai sacrifici richiesti in maniera molto responsabile. E questo obiettivamente ha aiutato. Adesso inizia la parte più difficile perché quando di fronte ad una tragedia si deve stringere o chiudere per tutelare la salute, paradossalmente le persone comprendono. Adesso, invece, parte la fase della ripresa con una botta economica pesante ovunque. Ora bisogna avere la lucidità, la capacità di non sbagliare le mosse perché dopo la pandemia c'è già questa impellente crisi economica. Dobbiamo evitare che il Paese, dopo questo lockdown, passi da un'emergenza sanitaria ad una economica.

I: chiudiamo questa chiacchierata con un tema più leggero. Lei è un grande appassionato di calcio, un grande tifoso. Oggi leggiamo sul Corriere dello sport dio voler riaprire gli stadi, cosa ne pensa?

 

 

B: per certi aspetti, il numero di posti allo stadio con numeri assegnati , non sarebbe granché difficile dal punto di vista dell'organizzazione sapere quante persone debbano entrare e dove sedersi. E potrebbero mantenere tranquillamente anche il distanziamento. Forse, e lo dico non da esperto di organizzazione della gestione degli stadi, il vero problema è quello degli spostamenti e degli ingressi e il tempo che ci si impiegherebbe ad entrare e ad uscire, dovendo sottoporsi ad alcune verifiche. Dal punto di vista della presenza, bisognerebbe decidere prima quante persone entrano perché se in luogo da 30 mila/40 mila persone si decide che ce ne stanno 5 mila o 10 mila, è evidente che possono stare distanziati. Il problema vero credo sia il resto dell'organizzazione, dai tempi di ingresso a quelli di uscita, perché non si possono avere assembramenti. Il fatto stesso che se ne stia ragionando significa che progressivamente stiamo ripensando alle abitudini che avevamo prima. Ci vorrà pazienza, forse un po' di tempo ma mi auguro che questo accada. Certo, qualora in tempi non lunghissimi, si dovesse persino tornare a questo vorrebbe dire che la curva epidemiologica è davvero sotto controllo e il virus, se non sconfitto, comunque sarebbe molto molto limitato. E questa sarebbe ovviamente una bella notizia per tutti. Poi ovviamente al di là di tutto, di calcio ne abbiamo voglia, credo tutti anche coloro che non lo amano perché vuol dire che si possono fare attività sportive finora precluse.

I: a questo punto le devo proprio chiedere del campionato che ci auguriamo arrivi fino alla fine, quindi il 2 agosto. Come lo vede, lei è un tifoso della Juventus

B: io tifo la Juventus, sono un appasionato di calcio e di sport in generale quindi non è che non riesca a vedere quando le squadre sono capaci, giocano bene. Devo dire che in questo anno l'Atalanta è stata straordinaria non per la sorpresa del risultato ma per la qualità del gioco meraviglioso. Dopo di che è evidente che io tifi Juventus, chi vuole che io mi aspetti che vinca il campionato... però davvero, speriamo intanto si possa ripartire e in sicurezza anche per gli atleti e per tutti coloro che ruotano intorno al calcio, dai giornalisti ai magazzinieri. Noi vediamo sempre i campioni ma stiamo parlando di una delle industrie più importanti del Paese che dà da lavorare a tantissima gente, al di là delle star celebrate in tv o sui media in generale. Va ricordato che il calcio mantiene gran parte dello sport italiano. Per questo è importante, al di là di qualche eccesso, di qualche presidente che non brilla per qualità. Se chiede a me, mi auguro che vinca la Juve

I: intanto ci saluti Mihajlovic, anche lui alle prese con una battaglia importante proprio 'per questo diventato simb9olo di coraggio e di forza.

B: grandissimo. È la partita più importante della sua vita e non ho dubbi che la vincerà, che ce la farà

I: intanto noi la ringraziamo di essere stato a bordo del nostro Treno delle 8 e forza a tutti noi, in bocca al lupo all'Italia.

B: esattamente, in bocca al lupo all'Italia.

 

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