logo

DA OPPORTUNITA’ A NECESSITA’, ORA LO SMART WORKING NON PIACE PIU’. MARIANO CORSO (POLIMI):” IL LAVORO AGILE SFIDA IL POTERE”

 

Terminato il lockdown, cosa sarà dello smart working? Anche se già sperimentato da diverse aziende, è proprio durante la pandemia che circa 8 milioni di italiani ricorreranno al lavoro agile. Quella che sembrava, però, una soluzione efficace da prolungare anche oltre l'emergenza sanitaria, è diventata oggetto di discussioni e polemiche varie. Da Pietro Ichino che ha parlato di smart working come una vacanza a Beppe Sala che ha invitato i dipendenti della sua amministrazione a tornare in presenza evitando così "l'effetto grotta ".
Ma come stanno realmente le cose? A Radio Kiss Kiss Italia ne abbiamo parlato con il Prof. Mariano Corso dell'Osservatorio sullo smart working del Politecnico di Milano, che ritroviamo con piacere!

Ida: Prof. Corso buongiorno e bentrovato!

Corso: buongiorno a voi!

I: come va, Prof. Corso?

C: direi bene, siamo ad un momento veramente significativo, interessante in cui si stanno riattivando tante filiere produttive. Si sta tornando in un ufficio, anche se abbiamo sempre lavorato, con attenzione e gradualità, credo che questo sia un momento molto importante da seguire.

I: un momento, dunque, molto delicato così come tutti i passaggi relativi allo smart working che lei avrà sicuramente seguito in questi giorni. Da Sala che poarla di effetto grotta a Ichino che definisce vacanza il lavoro agile. Perché ora tutte queste accuse?

C: bisogna fare un distinguo. Ho avuto modo di confrontarmi con l'ex senatore Ichino, ho avuto modo di commentare le dichiarazioni che io definisco un po' infelici del sindaco Sala, anche se c'era sicuramente un buon proposito. Che sia necessario tornare verso un corretto bilanciamento tra lo stare a casa e lavorare da casa e il riattivare la città con tutto l'indotto, questo è assolutamente innegabile però va fatto con grande prudenza e gradualità, soprattutto senza negare il percorso di apprendimento, esperienza anche cambio di mentalità che i lavoratori hanno fatto e che va assecondato e certo non misconosciuto o addirittura colpevolizzato.

I: ma cos'è che ha determinato questo cambio di considerazione? Certamente conta anche il fatto culturale come abbiamo più volte commentato insieme a lei. Cosa ha fatto cambiare opinione sullo smart working?

C: lo smart working fa comunque paura perché ha avuto sicuramente un grande ruolo, perché non c'erano neanche alternative e adesso viene visto con timore perché sfida quelli che sono gli equilibri anche dell'abitudine e anche del potere. Oggi troviamo due opposti rischi, da una parte quelli che volentieri vorrebbero derubricare lo smart working ad una misura emergenziale e quindi dire adesso si torna al lavoro come se nulla fosse. Dall'altro, apparentemente opposto ma ugualmente pericoloso, c'è chi vuole ricondurre lo smart working ai vecchi schemi anche di contrapposizione. Dobbiamo stare attenti perché è invece un reale cambiamento, una reale innovazione organizzativa che va accompagnata, seguita., le persone vanno formate. Quindi, non bisogna negare quelli che sono i problemi né, evidentemente, quelli che sono i grandi benefici che ha portato e fare in modo che diventi vero smart working con possibilità di scegliere, bilanciare e trovare equilibri migliori.

I: e mi sembra che il Ministro Dadone voglia andare proprio in questa direzione

C: certo, il Ministro Dadone sta dando una grandissima spinta. Bisogna solo stare attenti che questa spinta, questa volontà politica non si traduca poi in uno snaturare l'evoluzione del mercato del lavoro che lo smart working porta. Se si pretende i normare lo smart working, di imporlo non è più smart working così come la possibilità di scelta del lavoratore, l'autonomia. Se io,. Invece, impongo di stare a casa ovviamente non è più smart working.

I: parliamo proprio dei lavoratori, come hanno assorbito questa esperienza dello smart working scelto per necessità?

C: ecco, questa è la cosa veramente sorprendente perché il 90% dei lavoratori, in realtà, è stato sorpreso in positivo. Per la gran parte non erano preparati, ovviamente non l'avrebbero m ai scelto ma invece ne hanno sperimentato tutti gli elementi positivi. Noi abbiamo intervistato tantissimi lavoratori ed è un plebiscito. Due lavoratori su tre dicono "vogliamo fare tesoro di questa esperienza e tornare a bilanciare lavoro in presenza e lavoro da remoto ma non tronando indietro a come si lavorare prima". Poi c'è un quarto dei lavoratori che dice " beh, a noi piacerebbe continuare a lavorare sempre da remoto". C'è una componente che sente anche un po' l'effetto grotta o pensa legittimamente ad un modo diverso di lavorare. La maggior parte dei lavoratori dice " no, vorremmo bilanciare meglio e poter scegliere" che è poi lo smart working vero. Solo il 10% dice " non ne posso più, voglio tornare a lavorare in ufficio come prima"

I: in ufficio c'è comunque lo scambio di idee con i colleghi se si va d'accordo

C: ci sono le liturgie, del caffè ma anche de potere. Pensi soprattutto ai capi, come questo modo di lavorare li sta mettendo un po' a nudo. Non più protetti dalla pianta di ficus, dall'ufficio ad angolo. Questo è un po' una minaccia, voler restaurare non tanto un'efficienza ma un sistema di potere e abitudine.

I: nel frattempo lo smart working è previsto fino al 31 luglio poi capiremo se sarà prolungato e si tornerà a lavorare in presenza. Lei lavora da casa o in presenza?

C: io alterno con grande soddisfazione. In questo momento, visto che abito a Milano, ancora prevalentemente da remoto.

I: grazie e in bocca al lupo!

 

RIASCOLTA L'INTERVISTA

Questo sito utilizza cookie per le proprie funzionalità e per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, clicca sulle nostre privacy policy.