Bikini, 80 anni di rivoluzione: da scandalo a simbolo di libertà. Anna Turcato a KKI: “Racconta l’evoluzione della società”

Ottant’anni e non sentirli. Era il 5 luglio 1946 quando il francese Louis Réard presentò al mondo un costume da bagno destinato a cambiare la storia della moda e del costume. Lo chiamò “bikini”, ispirandosi all’atollo di Bikini, nelle Isole Marshall, dove proprio in quei giorni gli Stati Uniti stavano effettuando test nucleari. L’idea era semplice quanto provocatoria: quel minuscolo costume avrebbe avuto un effetto “esplosivo” sull’opinione pubblica. E così fu. Nessuna modella professionista accettò di indossarlo. Réard dovette affidarsi a Micheline Bernardini, una ballerina del Casino de Paris, che divenne la prima donna a sfilare in bikini. Lo scandalo fu immediato: il costume venne giudicato troppo audace, tanto da essere vietato in diversi Paesi e su molte spiagge europee. Ma ciò che all’inizio sembrava destinato a rimanere una provocazione si trasformò, con il passare degli anni, in un simbolo di emancipazione femminile.

“Il bikini è molto più di un capo d’abbigliamento – spiega Anna Turcaro, esperta di moda e consulente di stile –. La sua storia racconta l’evoluzione della società, del rapporto con il corpo e della libertà delle donne. Ogni epoca ha proiettato su questo costume i propri valori, le proprie paure e anche le proprie contraddizioni.”

A consacrarlo contribuirono il cinema e le grandi icone di stile. Brigitte Bardot lo rese sinonimo di sensualità libera e spontanea sulle spiagge della Costa Azzurra. Poi arrivò Ursula Andress che, nel 1962, emerse dalle acque con il celebre bikini bianco nel primo film di James Bond, entrando nella storia del cinema. Negli anni successivi anche Raquel Welch, con il suo iconico costume in “Un milione di anni fa”, trasformò il bikini in un fenomeno culturale prima ancora che fashion. Da allora è stato reinterpretato infinite volte: colorato negli anni Settanta, minimalista negli anni Novanta, fino ai modelli contemporanei che convivono con il ritorno dei costumi interi e con una moda sempre più inclusiva. Eppure le polemiche non sono mai finite.

Ancora oggi il bikini continua a essere terreno di scontro tra chi lo considera un simbolo di libertà personale e chi, invece, continua a leggerlo attraverso stereotipi o giudizi morali. Negli ultimi anni il dibattito si è spostato anche sui social network, dove convivono i messaggi della body positivity e la pressione di modelli estetici spesso irraggiungibili. In questi ottant’anni il bikini ha attraversato censure, rivoluzioni culturali, battaglie femministe e trasformazioni del gusto. Ha scandalizzato, liberato, provocato e fatto discutere. E forse è proprio questa la sua forza: essere rimasto, dopo otto decenni, molto più di un semplice costume da bagno. Perché il bikini non racconta soltanto come è cambiata la moda. Racconta, soprattutto, come siamo cambiati noi.

A Radio Kiss Kiss Italia ne abbiamo parlato con Anna Turcato, style strategist

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