Il lettore si divertirà a leggere questo malizioso quadretto pieno di sensualità d’antan almeno quanto si sarà divertito Guccini a recuperare dalle acque del Reno italico questa piccola gemma.
«Ma perché calde? Uno le può immaginare soffici, morbide, carezzevoli, al limite tiepide, ma non calde. Dobbiamo allora tentare un’altra spiegazione.»
Un brogliaccio che salva dall’oblio storie di un tempo lontano, il grido di una ragazza che passa in bicicletta, una caldissima giornata estiva… Bastano questi ingredienti perché dalla penna di Francesco Guccini sgorghi un racconto luminoso e sognante come certi ricordi di giovinezza. Un po’ salace, boccaccesca, nella più pura tradizione della novellistica italiana, un po’, al contrario, quasi lieve, seppiata dalla patina di tenerezza e nostalgia appóstavi dal tempo passato, questa storia è ricca di echi, perché, risalendo dentro un passato ancora più remoto, evoca addirittura i miti pagani della tradizione classica. Sembra quasi scritta da un Virgilio più audace o da un Ovidio più pudico.
Francesco Guccini (1940-2026) è stato uno dei più grandi cantautori italiani e una delle voci più autorevoli della cultura del secondo Novecento. Autore di canzoni entrate nell’immaginario collettivo come Dio è morto, La locomotiva, Cyrano e L’avvelenata, ha saputo unire profondità letteraria, impegno civile, ironia e una straordinaria capacità di raccontare il tempo, la memoria e la condizione umana. La sua scrittura, ricca di riferimenti storici, filosofici e letterari, ha influenzato generazioni di musicisti e lettori, facendo di lui un punto di riferimento imprescindibile della canzone d’autore italiana. Fino alla metà degli anni Ottanta ha insegnato lingua italiana al Dickinson College di Bologna, scuola off-campus dell’Università della Pennsylvania. Ha anche lavorato come docente presso la sede bolognese della Johns Hopkins University (Washington, DC, USA). Accanto all’attività musicale, Guccini ha costruito un percorso altrettanto significativo come scrittore. Ha pubblicato romanzi, raccolte di racconti, memoir e opere dedicate alla memoria dell’Appennino emiliano, spesso ambientate tra Pavana e i luoghi della sua infanzia, distinguendosi per una prosa limpida, colta e profondamente evocativa. Tra i suoi libri più rappresentativi figurano Croniche epafàniche (Feltrinelli, 1989), Vacca d’un cane (Feltrinelli, 1993), Un disco dei Platters (Mondadori, 1998), Le bottiglie di Max (Mondadori, 2013), scritto con Loriano Macchiavelli, Tralummescuro. Ballata per un paese al tramonto (Giunti, 2019), Tre cene (l’ultima invero è un pranzo) (Giunti, 2021), Vola golondrina (Giunti, 2023), Così eravamo. Racconti modenesi (Giunti, 2024), opere che confermano la continuità tra la sua produzione musicale e quella narrativa. Negli ultimi anni aveva progressivamente lasciato le scene, dedicandosi soprattutto alla scrittura e agli incontri con il pubblico, continuando a riflettere sul tempo, sulla memoria e sul valore delle parole, che considerava il vero filo conduttore della propria vita artistica. Si è spento a Pavana all’età di 86 anni, il 6 agosto 2026.