Vincenzo Salemme a Kiss Kiss Italia: “Con tutto il cuore” a teatro si è dovuto fermare. Anche per questo ho fatto il film…”

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Vincenzo Salemme è tornato al cinema con un nuovo film. Sua la regia di  Con tutto il cuore tratto dall’omonima pièce teatrale. Si tratta di una commedia degli equivoci che vede come protagonista un professore di latino e greco che riceverà il cuore di un delinquente. La storia, infatti, parte da una svista dell’infermiere che confonde i nomi dei pazienti in attesa di trapianto. Ed ecco, dunque, che Ottavio Camaldoli si ritroverà coinvolto in situazioni che lo porteranno a scegliere da che parte stare. Nel cast anche Maurizio Casagrande e Serena Autieri. A Radio Kiss Kiss Italia ne abbiamo parlato con Vincenzo Salemme.

Ida: buongiorno Vincenzo e grazie “Con tutto il cuore” di viaggiare con noi a bordo del Treno delle 8. Come stai?

Salemme: bene bene, tutto a posto

I: tra poco parleremo del tuo film ma è un piacere averti con noi perché torniamo a parlare di cinema, di cose belle dopo quasi due anni

S: mamma mia, è una ferita, è stata davvero una sciagura

I: ti abbiamo lasciato al Teatro Diana dove stava per andare in scena proprio “Con tutto il cuore”, spettacolo di grande successo. Ricordo le foto di te e della compagnia seduti in una platea vuota con la speranza di rivedersi presto. E invece…

S: vero, pensavamo di tornare dopo poco, addirittura a fine mese. Eravamo convinti che la cosa si potesse superare presto, invece è stata una ferita. Io la sento proprio come una frattura tra un prima e un dopo. Ho fatto questo film anche perché avevo interrotto la commedia

I: intanto raccontiamo anche un po’ la storia. C’è Ottavio, il protagonista che per errore si ritrova sul tavolo operatorio pronto per il trapianto di cuore. Da lì si ritroverà in situazioni incredibili

S: Ottavio si ritroverà per errore in sala operatoria perché un infermiere ignorante sbaglia il nome e anziché chiamare Osvaldo Capodimonte chiama me che sono Ottavio Camaldoli. Insomma sbaglia indirizzo (ride…) e quindi Ottavio riceve il cuore di un delinquente efferato, Antonio Carannante detto “O’ barbiere” perché ha la macabra abitudine di tagliare barba e capelli alle sue vittime dopo averle ammazzate. Avendo quindi il cuore del delinquente morto, la mamma pretende che io vendichi il figlio. E’ come se si trasferisse dentro di me la personalità del morto. Ovviamente, questo povero professore che è una persona perbene, un uomo mite vorrebbe andare d’accordo con tutti ma tutti quotidianamente lo vessano, è soggetto a prepotenze. Sai quelle piccole cose quotidiane come la fila dal salumiere, il traffico. Ottavio vorrebbe vivere tranquillo come tantissime persone comuni che non hanno difese

I: in questo film ci sono tanti spunti di riflessione, una è proprio questa. Ci sono tante  persone che fanno il loro dovere ma a volte subiscono la prepotenza che arriva dall’esterno. A tal proposito, mi ha colpito una battuta che fa Serena Autieri: “ Chi vuoi essere quello calpestato da tutti o quello rispettato da tutti? “e tu rispondi: “Onesto” e lei risponde:” Nu fesso”

S: O fesso, esatto (ride…) perché molto spesso la buona educazione viene confusa con la debolezza e questo ovviamente non è un bene. Lo scrittore Emanuele Trevi definisce queste persone “gli inermi”, non hanno come difendersi. Quante volte usciamo di casa e troviamo la macchina in doppia fila per cui non possiamo uscire, dobbiamo suonare disturbando tutti, poi ci ritroviamo nel traffico e non possiamo protestare. Arriviamo al lavoro e sicuramente c’è una collega o un collega che fan piccole prepotenze, c’è chi va avanti con le raccomandazioni, chi scavalca la fila. Come si fa a protestare per tutte queste cose. Io non parlo di me che  sono comunque un privilegiato ma di tutte quelle persone cosiddette normali che una volta si chiamava “minoranza silenziosa”. Ogni famiglia è una minoranza che andrebbe difesa. In ogni famiglia ci sono contraddizioni, contrasti tra mariti e mogli, tra fratelli e sorelle. Insomma ce ne sono tanti di questi piccoli incidenti, piccoli perché non causano danni ma si accumulano fino a rendere la vita infelice

I: in effetti non ci pensiamo ma ci ritroviamo a dover subire

S: ma noi sopportiamo tanto perché siamo noi stessi a farne di prepotenza. Siccome le abbiamo subite allora diciamo vabbè, ora le faccio anch’io.

I: eppure pensavamo di venir fuori migliori dopo questa pandemia, un’illusione che è durata poco

S: è un’idea romantica che le tragedie migliorino, si può ritrovare la solidarietà nel momento della tragedia anche se sarebbe meglio che non avvenissero. Certo, il dolore ti fa crescere sicuramente a livello individuale ma la coscienza di un popolo è diversa, sono evoluzioni per le quali ci vogliono milioni di anni. Le cose non cambiano di certo in un anno e mezzo, così come le nostre abitudini anche quelle sbagliate. C’è una certa sfiducia che si avverte nel Paese, una certa diffidenza nelle istituzioni. E tutto questo viene da lontano, qualcosa è accaduto per cui sento un Paese buio, sofferente, diviso. Ora siamo divisi tra vaccinati e non vaccinati. Ci dividiamo su tutto, su troppe cose. Anche nelle famiglie ci si divide. La natura umana è fatta così, bisogna sempre cercare il meglio dentro di noi, cercare l’armonia con gli altri ma soprattutto non pensare che, poiché l’hanno fatto loro, allora  lo faccio anch’io. Bisogna essere forti

I: tornando al tuo film, il protagonista riceve un cuore da un donatore, poi in Amore a prima vista erano gli occhi. Insomma è un po’ una metafora del mettersi nei panni degli altri. 

S: è la metafora del cambiamento, visto che ora ne stiamo parlando, che attraverso un organo umano ci si possa trasformare nel senso che mi danno gli occhi e non solo vedo ma vedo nel modo in cui vedeva quello che me li ha donati. Ovviamente anche questa è una leggenda ed è una sciocchezza, non si può cambiare. Ci si mette nei panni degli altri anche perché noi nasciamo in un modo e ci trasferiamo in un milione di altri modi, ci dimentichiamo proprio chi siamo. Poi, per fortuna con gli anni e con l’esperienza si ritorna nel migliore dei casi a quello che veramente si è. Se si riesce ad essere quello che si è davvero, seguire la propria natura, il proprio talento, il proprio istinto allora si è realizzati, felici. Ma quando noi cerchiamo di essere altri, questo non funziona. E’ un dissidio tra noi e gli altri che vogliamo essere. Indossiamo tutti i giorni la maschera e facciamo finta di stare bene.

I: Vincenzo è stato un piacere averti con noi, un abbraccio e in bocca al lupo Con tutto il cuore.

S: grazie a voi e viva il lupo!

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