L’energia di Serena Brancale a Napoli: le radici, il successo e il potere terapeutico della musica. Rileggi l’intervista

Mariasilvia: Entriamo io, me ed altri guai. Ma in realtà non entriamo io, me ed altri guai. Io, lei, anzi lei, io, Serena Brancale, benvenuta!

Serena Brancale: Che emozione enorme!

Mariasilvia: Partiamo subito chiedendoti come mai sei a Napoli, anche se oggi hai già viralizzato un video tuo con i The Jackal

Serena Brancale: Ma non è proprio di oggi, sai, perché poi le cose si fanno e poi si mandano. Sono da un po’ di giorni a Napoli per tante cose che usciranno, non vedo l’ora.

Mariasilvia: No spoiler, una piccola esclusiva non ce la vuoi dare?

Serena Brancale: Non posso ancora, però secondo me vi piacerà tanto!

Le Radici e la Consapevolezza

Mariasilvia: Ma non abbiamo proprio dubbi. Perché c’è qualcosa che ricorda la musica napoletana. Ecco, quindi parliamo anche in questo caso di radici, no? Dopo il festival di Sanremo ti sei molto dedicata alle radici. Prima con Sacro, questo meraviglioso progetto con Levante, e adesso a Napoli anche con i The Kolors

Serena Brancale: Non si può parlare, non si può dire niente! Quest’anno è stato proprio l’anno del raccontarsi veramente. Non che Anema e Core o Serenata non siano stati qualcosa di importante, ma quest’anno con Qui con me a Sanremo ho raccontato la mia vita dietro le quinte. E poi al mio paese, di nuovo le mie radici, con le due ragazze che come me sono fuori sede e hanno nostalgia della propria terra. Quindi è un anno veramente profondo, come quello che racconto poi nel nuovo live cantando Sacro. Perché sono tante canzoni che raccontano del mio paese.

Mariasilvia: Hai detto che è stato l’anno nel quale hai deciso davvero di raccontarti. Ricordiamo il tuo percorso attraverso questa domanda della nostra amica Lella da casa: “Da dove sei uscita? Chi ti ha scoperta e soprattutto, perché non ti ha scoperta prima?”.

Serena Brancale: Ma meglio così, perché secondo me avevo bisogno di tempo per ascoltarmi. Avevo bisogno di ascoltarmi e di capire che cosa volessi mettere in evidenza. A vent’anni non hai la percezione giusta. Sono contenta che sia arrivato così a 35 anni Baccalà, a 36 anni Anema e Core e oggi ho 37 anni e sono felice di raccontarmi, anche se mi sento sempre all’inizio. Volevo fare tutto e troppo, avevo fretta di dire le cose, e la fretta non aiuta un artista.

Mariasilvia: Ti capisco perfettamente. A vent’anni ti sei dedicata a qualcosa di molto importante: uno studio rigorosissimo della musica.

Serena Brancale: Sì, una gavetta infinita che parte a vent’anni ma non finisce mai. Meno male, perché è bello poter cantare in qualsiasi tipo di piazza, davanti a qualsiasi tipo di pubblico, sapendo che sei competente in materia. Sai quello che stai suonando, dall’accordo a quello che vuoi dare. Io ci tengo tanto a sentirmi sempre nel posto giusto perché so quello che sto cantando.

“Volevo fare tutto e troppo, avevo fretta di dire le cose, e la fretta non aiuta un artista.” – Serena Brancale

Mariasilvia: Tu sei arrivata ad essere te stessa anche attraverso quello che tutti chiamano un po’ tormentone, Baccalà. Ma per arrivare a comunicare bisogna aver attraversato tutta una serie di cose, le gioie e anche i dolori, come racconti in Qui con me.

Serena Brancale: Guarda, Baccalà è stato un ennesimo esperimento, un ennesimo gioco. Ne avevo fatti tantissimi prima lavorando e giocando sui social. Non era calcolato, avevamo fatto un sacco di esperimenti all’università, musica classica con le parolacce, il dialetto, di tutto. Meno male che è arrivato in età adulta, perché non avrei controllato le cose se avessi avuto vent’anni con Baccalà.

La Famiglia e la Musica come Terapia

Mariasilvia: Quanto è stato difficile trasformare un dolore così privato in qualcosa da condividere davanti a milioni di persone con Qui con me?

Serena Brancale: Difficilissimo. A parte la parte vocale complessa, racconto una cosa che è mia, quella cosa che mi fa male. Invece è stato molto terapeutico ed è stato bello che il pubblico mi abbia scritto “grazie perché hai abbracciato anche il mio dolore, io mi rivedo”. Non è tanto il dolore, più la mancanza che finalmente io te la canto e non la tengo solo per me.

Mariasilvia: Questa canzone, per chi ha subito una perdita dolorosa, si aggiunge alla rosa di canzoni terapeutiche che fanno sfogare. Prima di questa canzone, quali erano le canzoni terapeutiche per sentire la tua storia?

Serena Brancale: Gigi di Fabio Concato. Un brano che lui dedica al padre. Lui ha un modo di raccontare l’amore che aveva il padre per la musica brasiliana in maniera incredibile, con questa voce tremolante e questa melodia stupenda. Viene fuori tutto l’amore di un figlio per il padre e mi ha sempre ucciso quel pezzo.

Mariasilvia: A tua mamma ti lega ancora questo grande amore per la musica. In un’intervista hai detto che ti capitava di sognarla in maniera buffa, che ti correggeva l’intonazione.

Serena Brancale: Sì, perché lei aveva una scuola di musica, cantava, quindi mi guardava cercando di aiutarmi nel perfezionare l’intonazione. Quando la persona ce l’hai vicina le dici “Mamma basta, canto come dico io!”, quindi poi logicamente la mancanza è folle. Però nel sogno è rimasta la parte comica di mia madre.

Mariasilvia: Lei era sempre sorridente. Cosa penserebbe di te, di tua sorella e di tuo fratello oggi?

Serena Brancale: Sarebbe stata orgogliosissima, sarebbe stata qua in mezzo a noi perché era una super fan. Sarebbe stata contenta di vedere mio fratello che, perdendola a 18 anni, sta diventando grande ora, lavora, fa il personal trainer. Sarebbe stata contenta di vedere i tre figli realizzati.

I Live, le Collaborazioni e Sanremo

Mariasilvia: In Serenata abbiamo visto te e Alessandra Amoroso sul palco di Piazza del Plebiscito per il nostro Radio Kiss Kiss Tour. Eravate in tre con il suo pancione!

Serena Brancale: Sì! È stato bellissimo cantare questo brano che mi faceva ballare con Alessandra che aspettava la bambina. Io sono stata una delle prime persone a saperlo, durante Sanremo ci siamo raccontate le nostre vite e lei mi disse “Sono incinta!”. È stato meraviglioso.

Mariasilvia: Serenata, Anema e Core, Qui con me… hai trovato la quadra tra questi stili?

Serena Brancale: Ho trovato la quadra. Avevo voglia di cantare qualcosa di carnale, di mediterraneo. Il live di quest’anno è come una festa patronale su un palcoscenico: ci sono otto ballerini, otto musicisti. Lì c’è tutto, c’è la festa, c’è Serenata, c’è il momento in cui racconto la nostalgia per mamma, però sempre ballando.

Mariasilvia: A proposito di live, ricordiamo la data partenopea!

Serena Brancale: Il 14 luglio, con ospiti che non spoilererò!

Mariasilvia: Una collaborazione che ti è rimasta impressa in questi anni?

Serena Brancale: È stato bellissimo scrivere e registrare con Clementino. Poi Pessime Intenzioni con Ghemon, Like A Melody con Roshelle… però non ti nascondo che Disgraziata con Samurai Jay è tanta roba.

Mariasilvia: Un’ultimissima domanda. Che ne pensi della direzione artistica di Stefano [De Martino] e ti proporrai per il prossimo Sanremo?

Serena Brancale: Io confido molto nella direzione di Stefano. Mi ricordo che ha portato La Niña che io adoro, è una persona che ama davvero la musica. Io ora sono propensa a dare il massimo in questo tour. Ci ho messo 4 anni per scrivere questo album, c’è tutta la mia vita dentro. Quello che vorrei fare ora è un attimo riposare, e se devo prendere una decisione la prendo con calma, senza fare tutto di corsa.

Mariasilvia: Serena è stato un piacere enorme, un onore. Grazie per essere stata qui!

Serena Brancale: Grazie mille, grazie di cuore. A prestissimo!

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