Mogging, parola dell’anno 2026. Antonelli a KKI: “Quando il confronto con gli altri diventa una gara a chi brilla di più”

C’è una parola che racconta molto del nostro tempo, delle nuove generazioni e soprattutto del modo in cui i social hanno trasformato il rapporto con gli altri. È mogging, scelta dal Collins English Dictionary come parola dell’anno 2026. Il termine inglese indica l’atto di sovrastare qualcuno, di metterlo in ombra o di risultare nettamente superiore nel confronto con un’altra persona. Può riguardare l’aspetto fisico, l’altezza, la muscolatura, il fascino, la sicurezza personale, ma anche il successo e lo status sociale. In sostanza, significa brillare al punto da far apparire qualcun altro meno interessante o meno attraente.

La sua storia, però, ha origini meno innocue di quanto possa suggerire l’uso ironico che oggi ne fanno molti ragazzi. Mogging deriva probabilmente dall’acronimo AMOG, ovvero Alpha Male of the Group, espressione nata negli ambienti del bodybuilding intorno al 2016 per indicare il maschio fisicamente dominante all’interno di un gruppo. Successivamente il termine si è diffuso nelle comunità online legate alla cosiddetta manosphere, dove l’aspetto fisico e la mascolinità vengono spesso trasformati in una competizione e in una gerarchia. Con il passare del tempo, tuttavia, il significato si è allargato. Oggi viene utilizzato soprattutto dalla Gen Z e dalla Gen Alpha, spesso in maniera scherzosa e provocatoria, per descrivere qualsiasi situazione in cui qualcuno o qualcosa riesca a mettere in ombra un altro. Anche un videogioco può fare mogging nei confronti di un titolo più vecchio, oppure una persona può sentirsi messa in ombra dall’aspetto di un’altra.

La scelta del Collins non è casuale: secondo il dizionario, l’utilizzo della parola è aumentato del 210% nel corso dell’ultimo anno. Un successo che testimonia quanto il linguaggio digitale sia ormai capace di influenzare la lingua di tutti i giorni. Ma dietro una parola apparentemente leggera si nasconde anche una questione culturale. Viviamo in un’epoca in cui l’immagine personale è continuamente esposta, misurata e confrontata. I social alimentano una competizione permanente fatta di corpi, bellezza, prestazioni, popolarità e riconoscimento. Non basta più essere, sembra, bisogna anche risultare migliori di qualcun altro.

Ed è proprio qui che mogging diventa interessante: una parola nata in ambienti fortemente competitivi che, attraverso le nuove generazioni, ha cambiato dimensione e si è trasformata anche in uno strumento ironico per raccontare le piccole e grandi rivalità quotidiane. Le parole, del resto, non sono mai soltanto parole. Nascono in un contesto, attraversano ambienti diversi, cambiano significato e finiscono per raccontare la società che le utilizza. Anche quando sembrano soltanto uno slang destinato a durare una stagione.

A Radio Kiss Kiss Italia ne abbiamo parlato con il linguista Giuseppe Antonelli

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