Tre pedoni investiti a Napoli, l’ennesimo episodio di una lunga scia di incidenti. A dieci anni dall’introduzione del reato di omicidio stradale – nato nel 2016 per inasprire pene e deterrenza – il numero delle vittime sulle strade italiane non accenna a diminuire. Anzi, i dati più recenti parlano di una vera emergenza: già nei primi mesi del 2026 si contano decine di pedoni morti, con cifre superiori agli anni precedenti .
Perché la legge non basta? La risposta sta in un insieme di fattori. Innanzitutto, l’omicidio stradale interviene dopo l’incidente, punendo, ma non prevenendo. La sicurezza dipende soprattutto dai comportamenti: velocità elevata, distrazione (in primis lo smartphone) e guida sotto effetto di alcol o droghe restano cause diffuse. A questo si aggiungono città spesso poco sicure per i pedoni: attraversamenti pericolosi, scarsa illuminazione, traffico intenso. Non è un caso che molte vittime vengano investite proprio sulle strisce .
C’è poi un dato strutturale: le categorie più fragili, come gli anziani, sono le più colpite, segno di un sistema urbano che non protegge abbastanza chi è più vulnerabile .
Dieci anni dopo, la legge ha aumentato le pene ma non ha cambiato davvero la cultura della strada. E finché prevenzione, controlli e progettazione urbana non diventeranno una priorità, ogni nuovo incidente continuerà a sembrare solo l’ennesimo caso, invece che il segnale di un problema irrisolto.