Non va tutto bene, ma possiamo ancora sorridere. Lumera a KKI: “Fermiamoci a respirare e ricordiamoci che siamo parte di un miracolo chiamato vita”

Sorridere sembra il gesto più semplice del mondo. Eppure, con questi tempi bui che viviamo, sorridere è diventato difficile. Non perché abbiamo dimenticato come si fa, ma perché spesso abbiamo troppi pensieri, troppe preoccupazioni, troppe paure che ci pesano addosso. Guerre, incertezze, difficoltà economiche, solitudine, un flusso continuo di notizie che ci mette davanti ogni giorno a un mondo inquieto. E anche la leggerezza, quella che un tempo sembrava naturale, può diventare difficile da trovare.

Perché è diventato così difficile sorridere?

Daniel Lumera, che da anni si occupa di consapevolezza, benessere e qualità della vita, invita a considerare il sorriso non soltanto come la conseguenza di uno stato di felicità, ma anche come un gesto capace di creare apertura, connessione e benessere. Sorridere, però, non significa fingere che tutto vada bene. Non significa ignorare il dolore o obbligarsi a essere positivi quando dentro stiamo vivendo tutt’altro. Significa forse concedersi, anche nei momenti difficili, un piccolo spazio di respiro. Perché un sorriso può sembrare una cosa minuscola, ma può cambiare il tono di una conversazione, avvicinare due persone, alleggerire per qualche istante una giornata pesante. E forse, proprio in questi tempi bui, sorridere può diventare un piccolo atto di resistenza: non contro la realtà, ma contro l’idea che la realtà difficile debba toglierci completamente la capacità di provare gioia.

Perché a volte un sorriso non dice che va tutto bene. Dice semplicemente: nonostante tutto, sono ancora qui.

A Radio Kiss Kiss Italia ne abbiamo parlato proprio con Daniel Lumera

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