Viviamo in un’epoca paradossale. Non abbiamo mai avuto così tante informazioni a disposizione eppure rischiamo di dimenticare l’essenziale. Corriamo da un impegno all’altro, accumuliamo esperienze, immagini e contenuti, ma spesso perdiamo il contatto con ciò che ci rende davvero umani. È da questa riflessione che prende avvio Riprendersi l’anima, il nuovo libro di Paolo Crepet, psichiatra, sociologo e scrittore da sempre attento ai cambiamenti della società contemporanea. Più che un saggio, il libro è un invito a fermarsi e a interrogarsi. Che cosa stiamo diventando? E soprattutto, che cosa stiamo perdendo lungo il cammino?
Uno dei concetti centrali affrontati da Crepet è quello dell’oblio. Non si tratta soltanto della perdita dei ricordi individuali, ma di una sorta di smemoratezza collettiva che coinvolge valori, passioni e identità. In una società dominata dalla velocità e dall’immediatezza, tutto sembra destinato a consumarsi rapidamente: le notizie, le emozioni, perfino le relazioni. L’oblio diventa così una condizione esistenziale, un rischio concreto per chi rinuncia a custodire la propria storia e quella della comunità di cui fa parte. A questo tema si lega inevitabilmente quello della memoria. Per Crepet, ricordare non significa guardare nostalgicamente al passato, ma mantenere vivo il filo che unisce ciò che siamo stati a ciò che vogliamo diventare. Senza memoria non esiste identità, e senza identità diventa difficile orientarsi nel mondo. Recuperare la memoria significa allora recuperare profondità, sottraendosi alla superficialità che spesso caratterizza il dibattito pubblico e la vita quotidiana.
Al centro della riflessione c’è anche la libertà, parola abusata ma sempre più difficile da praticare. Nel libro emerge con forza l’idea che essere liberi non significhi semplicemente poter scegliere, bensì avere il coraggio di assumersi la responsabilità delle proprie scelte. La libertà richiede autonomia di pensiero, capacità critica e, soprattutto, la disponibilità a percorrere strade diverse da quelle indicate dalla massa. È una conquista quotidiana, mai definitiva, che implica fatica e consapevolezza.
Ma forse il tema più affascinante è quello dell’entusiasmo. Crepet osserva con preoccupazione una società che sembra aver smarrito la capacità di appassionarsi. L’entusiasmo, che etimologicamente richiama l’idea di avere “un dio dentro”, rappresenta invece la forza che spinge a immaginare, creare, rischiare e costruire il futuro. Quando viene meno, subentrano l’indifferenza, il conformismo e una prudenza eccessiva che finiscono per impoverire l’esistenza.
In queste pagine non c’è spazio per il pessimismo fine a se stesso. Al contrario, Riprendersi l’anima è un’esortazione a reagire. A non accettare passivamente l’omologazione, a coltivare il pensiero critico, a difendere la propria unicità. È un richiamo alla responsabilità individuale e al coraggio di vivere con intensità, senza lasciarsi anestetizzare dal rumore di fondo della contemporaneità.
Per Paolo Crepet, riprendersi l’anima significa proprio questo: recuperare la capacità di ricordare, di scegliere liberamente, di emozionarsi e di guardare al futuro con entusiasmo. Una sfida che riguarda tutti, soprattutto in un tempo che sembra aver dimenticato quanto sia preziosa l’umanità che custodiamo dentro di noi.
A Radio Kiss Kiss Italia ne abbiamo parlato proprio con Paolo Crepet.