Swift sta per cadere sulla Terra, Masi a KKI: “Attenzione all’inquinamento spaziale. L’uomo non diventi campione di scelleratezza”

Un telescopio di circa una tonnellata e mezza sta per tornare sulla Terra dopo oltre vent’anni trascorsi a osservare l’universo. È il Neil Gehrels Swift Observatory della NASA, lanciato nel 2004 per studiare i lampi di raggi gamma, tra i fenomeni più energetici e misteriosi del cosmo. La sua missione scientifica si è conclusa il 20 ottobre e il rientro incontrollato nell’atmosfera terrestre è atteso tra il 3 e il 4 novembre. La maggior parte della struttura dovrebbe disintegrarsi a causa delle altissime temperature generate dall’attrito con l’atmosfera, ma non si esclude che alcuni frammenti possano raggiungere la superficie terrestre. La fascia interessata dal possibile rientro è quella compresa tra i 21 gradi a nord e a sud dell’Equatore. Il rischio per le persone resta molto basso e l’Italia è fuori dall’area interessata.

Ma al di là del singolo episodio, la vicenda riporta al centro una questione sempre più urgente: l’inquinamento spaziale. A lanciare l’allarme è l’astrofisico Gianluca Masi, che richiama l’attenzione sulla crescente quantità di satelliti, frammenti e detriti che orbitano intorno al nostro pianeta. Oggetti non più funzionanti, pezzi di razzi e componenti di missioni ormai concluse che continuano a muoversi a velocità elevatissime, aumentando il rischio di collisioni e di ulteriore produzione di detriti.

Lo spazio intorno alla Terra, insomma, non è più un ambiente incontaminato. E mentre cresce il numero delle missioni e delle costellazioni satellitari, diventa indispensabile pensare a una gestione responsabile del traffico orbitale e alla fine della vita dei satelliti. Perché anche lassù, dove abbiamo sempre immaginato uno spazio infinito e libero, l’impronta dell’uomo sta diventando sempre più evidente.

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