Case di Comunità, accordo con i medici di famiglia. Silvestro Scotti a KKI: “Ora costruiamo una rete davvero vicina ai cittadini”

Le Case di Comunità prendono finalmente forma. Dopo settimane di confronto tra Governo, Regioni e sindacati dei medici di medicina generale è stato raggiunto un accordo che consentirà ai medici di famiglia di operare all’interno delle nuove strutture territoriali previste dal PNRR, senza modificare il loro status di liberi professionisti convenzionati con il Servizio sanitario nazionale. L’intesa dovrà completare l’iter previsto entro il 30 giugno, rispettando così le scadenze del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

L’accordo prevede che i medici di famiglia possano svolgere fino a sei ore settimanali di attività nelle Case di Comunità, per 48 settimane all’anno, con un compenso orario dedicato. L’obiettivo è rendere operative le oltre mille strutture territoriali previste dal PNRR, rafforzando l’assistenza di prossimità e alleggerendo la pressione sui pronto soccorso.

Sul tema abbiamo intervistato Silvestro Scotti, segretario nazionale della FIMMG, che sottolinea come il dialogo abbia consentito di individuare una soluzione condivisa, ribadendo che i medici di medicina generale sono pronti a fare la loro parte per rendere le Case di Comunità un punto di riferimento per i cittadini. L’obiettivo prevede che il nuovo modello valorizzi il rapporto di fiducia costruito negli anni con i pazienti e favorisca una reale integrazione con gli altri professionisti della sanità territoriale.

L’intesa rappresenta un passaggio importante dopo il tramonto dell’ipotesi di trasformare i medici di famiglia in dipendenti del Servizio sanitario nazionale. Si è scelta invece la strada della contrattazione, mantenendo l’attuale convenzione ma prevedendo una presenza organizzata nelle Case di Comunità.

Resta ora la sfida più complessa: trasformare gli edifici finanziati dal PNRR in strutture pienamente operative, con personale, servizi e integrazione tra medici di famiglia, specialisti, infermieri e professionisti sanitari. È da questo passaggio che dipenderà il successo della riforma della medicina territoriale e la capacità di offrire ai cittadini un’assistenza più accessibile, continua e vicina ai bisogni quotidiani.

Clicca qui per ascoltare l’intervista integrale a Silvestro Scotti

Notizie del giorno

ti potrebbe interessare