Ospite di Pausa Pranzo con Sara Lotta, Michele Bravi ci ha raccontato del suo nuo album “Commedia musicale” e della scoperta della leggerezza.
C’è qualcosa di sorprendente nel nuovo capitolo artistico di Michele Bravi. Chi lo ha sempre associato a ballate intense, malinconie profonde e testi carichi di pathos potrebbe restare spiazzato. Eppure, basta ascoltare poche battute per capire che questa volta il cantautore ha scelto di cambiare prospettiva: meno tragedia, più commedia. O, meglio ancora, una “commedia musicale” capace di far ridere, riflettere e – inevitabilmente – anche commuovere.
Fin dalle prime parole dell’intervista emerge un tratto distintivo: Bravi non ha perso il gusto per l’emozione, anzi. “A me piace far commuovere”, ammette con ironia, quasi divertito da quel lato un po’ sadico che trova piacere nel vedere il pubblico piangere. Ma dietro questa confessione si nasconde una svolta precisa. Il nuovo album nasce come un esperimento: un disco “solare”, celebrativo della vita, scritto e prodotto con un entusiasmo che lui stesso definisce senza precedenti.
Il risultato è un lavoro che si muove in un territorio inesplorato per l’artista. Abbandonate – almeno in parte – le atmosfere tragiche, Bravi costruisce un universo che attinge al mondo del musical, dove anche il dolore può trasformarsi in canto e dove il confine tra reale e surreale si dissolve. Il tono è grottesco, comico, a tratti volutamente nonsense. Un caos creativo che si riflette perfettamente anche nell’estetica del progetto, a partire da una copertina “fuori di testa”, come lui stesso la definisce.
Eppure, sotto questa superficie leggera, restano intatti i temi profondi che da sempre caratterizzano la sua scrittura. Prendiamo “Amarsi nel disordine”: una canzone che racconta l’amore lontano dalle narrazioni epiche e tormentate. Niente passioni alla Cime tempestose, ma relazioni fatte di quotidianità, divani, programmi televisivi e – soprattutto – una dolce, preziosa noia. Per Bravi, infatti, la noia non è un fallimento, ma un traguardo: “Quando riesci ad annoiarti con qualcuno vuol dire che la persona è giusta”. Una visione controcorrente, che restituisce dignità alla semplicità e smonta l’illusione di un amore necessariamente spettacolare.
Questa tensione tra aspettativa e realtà attraversa tutto il disco. Le storie che racconta sono “storte”, imperfette, lontane da ogni idealizzazione cinematografica. Ed è proprio lì, nell’imperfezione, che Bravi trova autenticità e bellezza.
Non mancano però momenti di riflessione più esplicita, come in “Genitore 3”, uno dei brani più personali del progetto. Qui il tema si fa delicato: il desiderio – e il diritto – di diventare genitore. A trent’anni, racconta, è naturale iniziare a porsi certe domande. Ma nel suo caso, la risposta non dipende solo da lui. La canzone diventa così uno spazio di interrogazione aperta, che invita chi ascolta a confrontarsi con un tema tanto intimo quanto universale.
Accanto al musicista, emerge poi un lato meno noto ma altrettanto interessante: quello dell’attore. In modo quasi casuale, Bravi si è ritrovato sul set di un film diretto dal regista francese Bertrand Mandico, recitando al fianco della premio Oscar Marion Cotillard. Un’esperienza nata “dal nulla”, ma affrontata con dedizione e curiosità, che lo porterà fino al palcoscenico del Festival di Cannes.
Tra musica e cinema, il filo conduttore resta lo stesso: la voglia di esplorare, di uscire dai propri schemi, di mettersi in gioco senza paura del ridicolo. Del resto, è lo stesso Bravi a definirsi, con disarmante sincerità, “un disastro, però estremamente comico”.
E forse è proprio qui che si nasconde il senso più profondo di questo nuovo progetto: nella capacità di accettare il caos, di riderne e, soprattutto, di trasformarlo in arte. Una commedia musicale della vita, dove non tutto ha senso – ma proprio per questo funziona.