Teatro delle Vittorie in vendita, Dipollina a KKI: “Rischia di scomparire un pezzo della nostra memoria collettiva. Speriamo in un’idea alternativa”

La possibile vendita del Teatro delle Vittorie riaccende i riflettori su uno dei luoghi più simbolici della televisione italiana. Non un semplice studio, ma un palcoscenico che ha accompagnato intere generazioni, intrecciando spettacolo, costume e memoria collettiva sotto il segno della RAI. Da qui sono passati programmi diventati iconici come Portobello di Enzo Tortora, ma anche varietà e show che hanno visto protagonisti volti amatissimi come Raffaella Carrà, Mina, Pippo Baudo e Corrado. Un teatro che ha saputo fondere dimensione scenica e televisiva, con il pubblico in sala a fare da cassa di risonanza emotiva. Oggi, però, la logica produttiva è cambiata: studi più flessibili, produzioni diffuse, meno legame con spazi storici. La possibile dismissione risponde a esigenze economiche, ma solleva una domanda inevitabile: cosa si perde quando si rinuncia a un luogo che ha contribuito a definire lo stile e l’identità della TV pubblica?

Il rischio non è solo architettonico, ma culturale. Perché il Teatro delle Vittorie non è stato soltanto un contenitore di programmi, ma un pezzo di racconto italiano. E venderlo significa, in qualche modo, decidere cosa fare della propria memoria.

A Radio Kiss Kiss Italia ne abbiamo parlato con il critico televisivo, Antonio Dipollina

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