Caldo estremo e cooling poverty, Maria Teresa Imparato: “Le città vanno ripensate subito. Il clima amplifica le disuguaglianze”

L’Europa è nella morsa del caldo e l’allerta lanciata dall’Organizzazione mondiale della sanità richiama l’attenzione sui rischi che le temperature estreme rappresentano per la salute, soprattutto per anziani, bambini, persone fragili e lavoratori esposti all’aperto. Le ondate di calore, sempre più frequenti e intense, non sono più eventi eccezionali ma una delle conseguenze più evidenti del cambiamento climatico. A rendere la situazione ancora più critica ci sono le nostre città. Chilometri di asfalto, cemento e superfici impermeabili assorbono il calore durante il giorno e lo rilasciano lentamente durante la notte, dando origine alle cosiddette isole di calore urbane. Il risultato è che nei centri abitati le temperature possono essere anche di diversi gradi superiori rispetto alle aree verdi circostanti, con effetti pesanti sulla salute e sulla qualità della vita.

In questo scenario, gli alberi rappresentano una delle difese più efficaci. Attraverso l’ombra e l’evapotraspirazione riescono ad abbassare sensibilmente la temperatura delle strade e delle piazze, migliorando il microclima urbano. Eppure, in molte città italiane il verde continua a lasciare spazio al cemento, mentre nuovi interventi urbanistici riducono ulteriormente gli spazi naturali. Tra le conseguenze meno conosciute delle ondate di calore c’è anche la cosiddetta cooling poverty, ovvero la povertà da raffrescamento. Sempre più famiglie, infatti, non riescono a mantenere le proprie abitazioni a una temperatura sicura durante l’estate perché non dispongono di impianti di climatizzazione o non possono permettersi i costi dell’energia. Un fenomeno destinato ad aggravarsi se non si interviene sulla qualità degli edifici, sull’efficienza energetica e sulla presenza di verde nelle città.

Per Legambiente la risposta non può limitarsi all’utilizzo dei condizionatori. Serve una strategia complessiva che riduca il consumo di suolo, aumenti gli spazi verdi, favorisca tetti e pareti vegetali, materiali capaci di riflettere il calore e una pianificazione urbana che metta al centro il benessere delle persone. Perché la lotta al caldo estremo si gioca soprattutto nelle città, dove il cambiamento climatico è già una realtà quotidiana.

Di questi temi abbiamo parlato con Maria Teresa Imparato, presidente di Legambiente Campania, che sottolinea la necessità di ripensare il modello di sviluppo delle città. «Occorre investire con decisione nella forestazione urbana, tutelare gli alberi esistenti e progettare spazi pubblici capaci di mitigare gli effetti del caldo estremo. Piantare alberi non è solo una scelta ambientale, ma una misura di salute pubblica e di adattamento ai cambiamenti climatici».

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