Dantedì, Viola Ardone: “La forza che rende attuale la Divina Commedia è il dubbio. L’uomo cerca la sua strada”

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Vigilia del Dantedì. Il 25 marzo è stato scelto come il giorno per celebrare il Sommo Poeta e in questo 2021 l’iniziativa assume un significato ancora più importante perché sono 700 anni dalla sua morte. Per l’occasione ci si interroga sull’importanza di tale figura nella cultura del nostro Paese, padre della lingua italiana. A Radio Kiss Kiss Italia ne abbiamo parlato con Viola Ardone, scrittrice e insegnante di latino e italiano al liceo scientifico De Carlo di Giugliano.

Ida: buongiorno e benvenuta

Ardone: buongiorno Ida

I: come si fa a raccontare Dante agli studenti in questo momento con la Dad?

A: ma guarda Ida, a volte ho l’impressione che Dante abbia la capacità di raccontarsi da solo nel senso che a volte basta iniziare a leggere e loro vengono catturati proprio dal ritmo incalzante da quella terzina dantesca che è magica perché è una terzina incatenata cioè ti propone le rime via via e ti tira dentro la lettura. Ho provato varie volte, con varie classi diverse, e ho ottenuto sempre lo stesso risultato. I ragazzi ti seguono, sembra incredibile, provare per credere.

I: questo ci conforta perché quando parliamo di Dante, i ragazzi pensano sempre a qualcosa troppo lontano da loro. Poi basta ricordare alcuni versi che noi normalmente ritroviamo, per esempio ” E quindi uscimmo a riveder le stelle” e si apre un mondo per i giovani

A: sì, ci sono un sacco di frasi del vocabolario di Dante che noi usiamo normalmente, per esempio “mi tremano le vene nei polsi” oppure “Amor, ch’a nullo amato amar perdona”. Sono frasi entrate ormai nella nostra lingua, quasi quasi parte del vocabolario quotidiano. E poi Dante è una fantastica macchina d’avventure quindi ha una trama pazzesca in cui c’è di tutto, c’è l’amore, c’è la morte, ci sono bande di diavoli che fanno dispetti, c’è questo senso del paterno perché Virgilio se ne prende cura come se fosse un caro adottivo, c’è Ulisse che tenta il suo ultimo folle viaggio. Insomma è davvero una macchina narrativa piena di avventure. Ai ragazzi, questo piace molto.

I: pensando a tutto questo, Dante può essere considerato anche il precursore del genere distopico? Pensiamo anche a Tolkien

A: ma certo! Posso dire una cosa? Qualcuno sicuramente si arrabbierà. Dante è un precursore delle serie tv perché c’è la prima stagione, seconda e terza stagione. Ogni stagione ha i suoi episodi che sono i canti. Lui l’aveva già immaginata

I: insomma basta tirare in ballo qualcuno dei tanti argomenti, per esempio l’amore, e il gioco è fatto per gli studenti

A: e sì anche perché l’essenza del classico, e questo ce lo ricordava Italo Calvino, è che è sempre attuale di per sé. Quindi non va attualizzato, è proprio attuale altrimenti non sarebbe un classico.

I: per quanto riguarda la lingua, c’è chi sostiene che Dante sia il padre della lingua italiana. Tu sei d’accordo?

A: sì, è così perché Dante ha dovuto inventare delle parole che nell’italiano non c’erano, dunque era un italiano che stava nascendo allora. All’epoca si scriveva in latino. Lo stesso Dante scrive alcune cose in latino e la Divina Commedia in italiano quindi per lui l’italiano, che era un volgare, aveva un vocabolario estremante limitato. Ha dovuto ricavare altre parole dal latino, da altre lingue e quindi ha costruito un vocabolario ed è per questo che quando leggiamo Dante, in parte troviamo delle difficoltà, però riconosciamo che è proprio la nostra lingua per cui il senso di quello che dice non è così lontano dall’essere compreso

I: qual è l’eredità che ci lascia Dante?

A: io credo che la forza di questa opera che ancora oggi è letta e studiata è proprio la questione del dubbio. C’è l’uomo che ad un certo punto della sua vita, lui dice nel mezzo del cammino ma io direi in qualsiasi momento, si mette in dubbio, si chiede ma io dove sto andando. Sembra una crisi di identità, non è più sicuro della sua strada, quindi si mette alla ricerca della strada. Ma non è quello che facciamo tutti noi ogni giorno?

I: questo sembra proprio il momento giusto per interrogarci

A: lo studioso ci troverà le allegorie ma anche chi si avvicina senza strumenti particolari può trovarci il bello della storia. Si può leggere la Divina Commedia anche solo per la storia, i personaggi, insomma per divertirsi, per spaventarsi, per commuoversi. Questo è un primo grado di lettura che va bene per tutti

I: ci salutiamo citando di nuovo il verso139 del canto XXXIV dell’inferno ” E quindi uscimmo a riveder le stelle” perché in questo momento ci serve tantissimo, abbiamo bisogno e di riguardare con fiducia alla nostra vita

A: queto è un buon augurio per tutti e succederà presto. Rivedremo presto queste stelle

I: grazie a Viola Ardone

A: grazie a tutti voi

 

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