Giornata del caffè, Elisabetta Moro a KKI:” Il rito della tazzina racconta l’anima epicurea di Napoli”

C’è un gesto che per i napoletani non è mai soltanto un’abitudine, ma un piccolo rito quotidiano, un momento di condivisione, un’occasione per fermarsi e ritrovarsi. È il caffè, protagonista della Giornata internbazionale che si celebra oggi, 1° ottobre, e simbolo di una cultura che a Napoli ha assunto un significato speciale, diventando parte integrante dell’identità e della vita sociale della città.

A raccontarne la storia, le origini e soprattutto il valore culturale è Elisabetta Moro, antropologa, che ci accompagna in un viaggio attraverso una bevanda capace di attraversare epoche, territori e tradizioni, trasformandosi nel tempo da prodotto esotico a presenza irrinunciabile sulle tavole e nelle relazioni degli italiani.

A Napoli il caffè è molto più di una pausa. È un linguaggio, un modo per accogliere, per stringere un legame, per dimostrare attenzione nei confronti dell’altro. Offrire una tazzina significa spesso dire qualcosa che le parole non riescono a esprimere: “Ti penso”, “Sei il benvenuto”, “Fermati un momento”. E poi c’è il caffè sospeso, una delle espressioni più belle di questa cultura, un gesto di generosità che consiste nel pagare un caffè per qualcuno che verrà dopo, magari uno sconosciuto, lasciando che la solidarietà passi attraverso un piccolo atto quotidiano.

Ma qual è il viaggio che ha portato il caffè fino alle nostre tazzine? Le sue origini affondano in terre lontane, tra Africa e mondo arabo, prima di arrivare in Europa e conquistare progressivamente le abitudini occidentali. Una storia fatta di commerci, incontri culturali e trasformazioni sociali, che ha visto il caffè diventare non soltanto una bevanda, ma anche un luogo di discussione, di scambio e di socialità. Dalle antiche caffetterie ai bar contemporanei, la sua diffusione ha accompagnato profondi cambiamenti nel modo di vivere e incontrarsi.

E se ogni territorio ha sviluppato il proprio modo di interpretarlo, a Napoli il caffè ha trovato una dimensione particolarmente identitaria. Qui il rapporto con la tazzina è fatto di gesti, tempi e ritualità precise: il profumo che invade la casa, la moka sul fuoco, il bar sotto casa, il bancone dove si consuma velocemente, ma anche il piacere di offrirlo a un ospite. Un patrimonio immateriale che si tramanda di generazione in generazione e che continua a raccontare molto del carattere di una comunità.

Nella Giornata del caffè, dunque, vale la pena guardare oltre il contenuto della tazzina. Perché dietro quella bevanda scura e profumata c’è una storia universale, ma anche un patrimonio di gesti e significati profondamente italiani. E a Napoli, forse più che altrove, il caffè resta una straordinaria occasione per ricordarci che, a volte, per stare insieme basta davvero poco: una tazzina, due parole e il tempo di concedersi una pausa.

A Radio Kiss Kiss Italia ne abbiamo parlato con l’antropologa Elisabetta Moro.

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