Il Commissario Ricciardi e il fascino degli anni ’30, Carlo De Marino: “Le scenografie sono come un sogno”

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Grande successo di pubblico per Mina Settembre e Il commissario Ricciardi, le due serie tv tratte dai romanzi di Maurizio De Giovanni. Diverse per ambientazione, atmosfera, storie e personaggi le due fiction ammaliano anche per le scenografie, soprattutto quella dedicata all’amatissimo commissario. Siamo nella Napoli degli anni ’30, dai costumi ai luoghi, tutto rende perfettamente la suggestione del periodo. A Radio Kiss Kiss Italia ne abbiamo parlato con lo scenografo Carlo De Marino

Ida: Carlo buongiorno e grazie di essere con noi

De Marino: buongiorno a voi

I: Carlo, abbiamo parlato delle sue serie, dei personaggi, delle storie ma quello che sta catalizzando l’attenzione del pubblico, che sta affascinando gli spettatori è la bellezza mozzafiato della Napoli anni ’30. Ovviamente parliamo del Commissario Ricciardi. E’ davvero un lavoro bellissimo

 

DM: ti ringrazio e mi fa molto piacere che qualcuno apprezzi il lavoro che c’è dietro le quinte di una serie. Faccio questo lavoro da tantissimi anni, mai mi sarei immaginato di avere questa popolarità, di essere riconosciuto come co autore chiamato a restituire ciò che è evidente. La bellezza di Napoli è un nostro patrimonio e non solo dei napoletani. Queste due occasioni, che poi sono capitate incredibilmente insieme ma sono due anni di lavoro, rappresentano una sorta di omaggio a questa bellezza di cui ci dimentichiamo pur vivendoci quotidianamente. Queste due possibilità sono, dunque, davvero straordinarie.

I: hai detto che mai ti saresti aspettato la popolarità. E’ vero, la scenografia viene citata tra i titoli ma non si presta mai molta attenzione. E, invece, cosa è successo. Ci troviamo di fronte ad una città che è co protagonista ma nel caso del Commissario Ricciardi siamo in una Napoli anni ’30. Come te la sei immaginata quando sei partito per ricostruirla

DM: in realtà, l’aiuto arriva anche dal regista, dalla produzione, dagli attori. E in particolare siamo partiti dai libri di De Giovanni che sono molto precisi nella descrizione delle atmosfere, dei luoghi, dei quartieri. E’ naturale che la difficoltà è nel ricostruire quelle atmosfere, soprattutto a Napoli che è una città molto contaminata dalle modernità. Abbiamo avuto la fortuna di avere una grande collaborazione sia da parte delle istituzioni locali e non solo ( Il commissario Ricciardi non è stato girato solo a Napoli ma anche a Taranto) che si sono resi conto che il cinema sottoforma di televisione è una vetrina incredibile per il proprio territorio. Considerato che una serie come questa viene vista da 6 milioni di spettatori e mi sorprende moltissimo che sia Mina che Ricciardi ricevano una serie di apprezzamenti proprio per la bellezza dei luoghi. Sembra incredibile, ma Napoli e l’Italia tutta è talmente piena di tesori che non basta una vita per visitarli. E il cinema, come diceva il grande Massimo Troisi, offre questa possibilità, quella di viaggiare. In questo caso, geograficamente in una città favolosa come Napoli. E non è così ovvio, perché fino a dieci quindici anni fa questo brand non era legato alla bellezza. Per quanto riguarda Ricciardi, mi sono arrivati apprezzamenti da parte di persone molto anziane che hanno rivisto qualcosa di quegli anni. E’ molto emozionante.

I: tutto questo contribuisce a creare l’attrazione turistica, noi ci auguriamo che molto presto si possa tornare a viaggiare. Ma una volta terminate le riprese, cosa succede alle scenografie?

DM: un sogno

I: un sogno che svanisce!

DM: sì, per settimane occupiamo i luoghi come se fossimo dei militari anche piuttosto invadenti. Questo poi dipende un po’ anche dalla nostra grazia. A Taranto, per esempio, siamo stati accolti molto bene come a Napoli. Qualcuno ha capito che era un’immagine positiva. Attenzione, non è la stessa cosa per altri prodotti. Quando siamo arrivati nel quartiere della Sanità e abbiamo cominciato a fare i sopralluoghi, i residenti avevano necessità di comprendere quale fosse l’immagine che questa serie volesse dare. Insomma, nonostante il successo, ci sono stai dei prodotti che hanno indugiato sull’aspetto non proprio positivo della nostra città

I: si aveva voglia, insomma, di un’altra immagine.

DM: gli abitanti della Sanità, infatti, ma anche quelli degli altri quartieri erano molto disponibili perché c’è bisogno di questa rinascita, di ripensare alla propria città. Naturalmente tu metti sotto sopra tutto, invadi, blocchi il traffico, rompi le scatole a tutte le persone e poi il giorno si smonta tutto. Ed è stato tutto un sogno o un incubo, dipende dai punti di vista. È anche il bello di questo lavoro di cui poi non rimane nulla.

I: bella l’associazione di questo lavoro all’idea del sogno, un accostamento di felliniana memoria visto che Fellini era il costruttore numero uno dei sogni. Grazie di aver viaggiato con noi a bordo del Treno delle 8 e continueremo a sognare ancora per un po’ di settimane con Mina Settembre e Il commissario Ricciardi

DM: sognare è veramente necessario in questo momento di pandemia. Buon viaggio a tutti!

I: grazie e in bocca al lupo a te!

 

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