
L’artista milanese è in gara per la seconda volta e, come sempre, lo fa a modo suo: tra ironia, provocazione e una forte componente identitaria.
«Mi sto divertendo, sono un po’ l’inserto satirico di questa edizione», racconta al telefono. Un ruolo che gli calza a pennello: far ballare, far sorridere, ma anche osservare l’Italia con uno sguardo lucido e dissacrante.
“Italia Starter Pack”: un kit di sopravvivenza (semi-serio) per capire il nostro Paese, un titolo che suona quasi come una scatola di montaggio. E in effetti è proprio questa l’idea: «È un kit, un pacchetto base che ti serve per vivere in Italia, per fare con noi italiani».
Una canzone pensata soprattutto per chi arriva nel nostro Paese dall’estero. «È come le vaccinazioni per andare in certi altri Paesi», scherza J-Ax. Un pezzo che gioca con stereotipi, abitudini e contraddizioni italiane, ma che – ammette lui stesso – potrebbe tornare utile anche a qualche connazionale.
Con il suo stile diretto e popolare, l’artista si conferma osservatore attento dei costumi nazionali, capace di trasformare la satira in tormentone radiofonico.
Per la serata dedicata alle cover, J-Ax sceglie di sorprendere ancora. Porta sul palco dell’Ariston “È la vita”, storico brano firmato da Renato Pozzetto e Enzo Jannacci.
Non una semplice canzone, ma un vero e proprio pezzo di cabaret musicale milanese. «Non so il confine fra canzone e sketch», spiega. «So solo che è un capolavoro». Un brano ascoltato fin da bambino, perché era tra i preferiti dei suoi genitori.
La scelta non è casuale: J-Ax rivendica con orgoglio la propria appartenenza culturale. Pur non definendosi parte di quella tradizione, si sente “figlio” di quell’arte milanese che ha saputo mescolare ironia, malinconia e osservazione sociale. Portarla a Sanremo è, per lui, un gesto d’amore verso le proprie radici.
E se arrivasse la vittoria? La risposta è coerente con il personaggio: «Quelli come me Sanremo non lo vincono». Ma subito dopo chiarisce qual è il suo vero obiettivo: vincere “il Sanremo alla lunga”, quello che conta nel tempo.
Tra satira e memoria, tra cultura pop e tradizione milanese, la sua presenza al Festival di Sanremo conferma che l’Ariston può essere anche uno spazio di contaminazione e libertà espressiva. E, forse, è proprio questo il suo modo di vincere.