L’Europa lancia l’allarme su social e dipendenza, Alberto Pellai a KKI: “Parliamo sempre dei genitori ma ora tocca alle piattaforme la responsabilità di assicurare ambienti sicuri”

L’Unione Europea ha acceso un faro sul funzionamento dei social network più diffusi al mondo. Facebook e Instagram, entrambe piattaforme del gruppo Meta, sono finite sotto accusa per alcuni meccanismi che, secondo Bruxelles, favorirebbero comportamenti compulsivi e una permanenza prolungata online, con possibili conseguenze sul benessere psicologico degli utenti più giovani. Al centro delle contestazioni ci sono strumenti ormai familiari a milioni di persone: lo scroll infinito, la riproduzione automatica dei video, le notifiche continue e gli algoritmi che propongono contenuti sempre più personalizzati. Funzionalità progettate per aumentare il coinvolgimento degli utenti, ma che secondo le istituzioni europee potrebbero contribuire a creare forme di dipendenza digitale.

Le accuse mosse dall’Unione Europea riaprono inoltre il dibattito sulle responsabilità delle grandi piattaforme tecnologiche. Se da un lato è importante educare a un uso consapevole dei social, dall’altro cresce la richiesta di strumenti digitali progettati in modo più sicuro e rispettoso delle fragilità degli utenti più giovani. Meta respinge le accuse e sottolinea di aver introdotto negli ultimi anni nuove misure di tutela per gli adolescenti. Resta però aperta una domanda fondamentale: fino a che punto la responsabilità è individuale e quando, invece, riguarda il design stesso delle piattaforme?

In attesa delle decisioni definitive delle autorità europee, il confronto resta aperto. Ma una certezza emerge con forza: la salute mentale delle nuove generazioni è diventata una delle grandi sfide del nostro tempo e il rapporto tra giovani e tecnologia non può più essere considerato una questione secondaria.

A Radio Kiss Kiss Italia ne abbiamo parlato con Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva, da anni impegnato nello studio delle dinamiche educative e relazionali nell’era dei social.

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