AI, tra paura e potere. Aresu su KKI:” L’umanità rischia di scomparire? Attenzione alle dichiarazioni apocalittiche false e poco serie”

L’intelligenza artificiale fa paura. Ma quanto dobbiamo davvero preoccuparci? Nelle ultime settimane il dibattito si è acceso dopo le dichiarazioni di Jacob Coxon, giovane ricercatore britannico che ha lavorato prima per OpenAI e poi per Anthropic e che ha lasciato l’azienda denunciando una corsa verso sistemi sempre più potenti e difficili da controllare. Secondo Coxon, l’IA potrebbe arrivare a rappresentare un rischio esistenziale per l’umanità già entro la fine del decennio. Le sue parole hanno riacceso un confronto che coinvolge anche figure di primo piano dell’industria tecnologica, da Dario Amodei a Sam Altman ed Elon Musk.

Da una parte ci sono dunque gli allarmi più apocalittici: l’idea che sistemi capaci di migliorarsi rapidamente possano diventare progressivamente autonomi, sfuggire al controllo umano e trasformarsi in una minaccia senza precedenti. Dall’altra c’è chi invita a non confondere una possibilità futura con una certezza e a concentrarsi sui rischi che esistono già: cyberattacchi, disinformazione, uso militare, perdita di posti di lavoro, concentrazione del potere tecnologico e dipendenza da infrastrutture controllate da pochi grandi soggetti.

In questo dibattito, Alessandro Aresu, autore di Geopolitica dell’intelligenza artificiale, invita a guardare con scetticismo alla narrazione secondo cui la corsa alla “superintelligenza” potrebbe produrre automaticamente qualcosa di eccezionale o catastrofico. A suo giudizio, questa rappresentazione appartiene soprattutto alla narrazione della Silicon Valley e rischia di distogliere l’attenzione dalla realtà materiale dell’intelligenza artificiale.

Per Aresu, infatti, l’IA non è una sorta di entità immateriale che improvvisamente prende vita e decide il destino del pianeta. È il risultato di una filiera industriale gigantesca, fatta di semiconduttori, chip, energia, data center, cloud, modelli, applicazioni e soprattutto competenze. È un sistema che richiede enormi quantità di infrastrutture e risorse e che, proprio per questo, sta modificando gli equilibri economici e geopolitici mondiali.

Quindi, chi possiede la tecnologia? Chi controlla i dati, i chip, l’energia e i data center? Chi decide le regole? E quali Paesi riusciranno ad avere il talento e le infrastrutture necessarie per competere?”

È questa, secondo Aresu, la vera partita geopolitica dell’IA. La competizione tra Stati Uniti e Cina non riguarda semplicemente chi arriverà per primo a una fantomatica superintelligenza, ma il controllo di una filiera tecnologica complessa che comprende componenti materiali e capacità industriali.

Questo non significa, però, che i rischi vadano ignorati. Lo stesso Aresu riconosce che negli ultimi anni i modelli hanno mostrato capacità crescenti, anche in ambiti delicati come la penetrazione dei sistemi informatici. Il problema, dunque, esiste, ma va analizzato senza trasformare ogni progresso tecnologico in una profezia di fine del mondo.

E c’è un altro elemento interessante: gli stessi protagonisti della corsa all’IA hanno interessi economici enormi. Aresu invita quindi a leggere con attenzione anche gli allarmi provenienti dalle grandi aziende tecnologiche. Il dibattito, insomma, non è semplicemente tra chi “crede” nell’intelligenza artificiale e chi ne ha paura. È un confronto molto più complesso tra innovazione e controllo, sicurezza e competizione, interessi industriali e regolamentazione. La tecnologia continuerà probabilmente a svilupparsi. La questione decisiva sarà capire se governi e aziende riusciranno a costruire regole capaci di accompagnare questa trasformazione senza trasformare la paura in allarmismo, ma anche senza sottovalutare i pericoli concreti. Perché, al di là dello scenario apocalittico di una macchina che prende il controllo dell’umanità, esiste già una domanda molto più concreta: chi controllerà la macchina industriale, economica e geopolitica che sta costruendo l’intelligenza artificiale?

A Radio Kiss Kiss Italia ne abbiamo parlato con Alessandro Aresu

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