È passato nei nostri studi Clementino, ospite in Pausa Pranzo. Dal nuovo singolo Children con Laye ba alla meditazione tre volte al giorno, dalle lacrime davanti al murale di Cimitile ai progetti in studio: l’incontro con uno degli artisti più autentici del rap italiano è stato davvero emozionante.
Arriva sorridente, con quella leggerezza che appartiene a chi ha imparato ad abitare il presente. Clementino si siede, parla di pause pranzo e di meditazione post-prandiale — «lo so che non si dovrebbe fare dopo mangiato, porta sonnolenza, ma vabbè» — e già in poche battute si capisce che questo è un artista che non ha paura di mostrarsi com’è davvero.
A proposito del suo ultimo album, “Grande Anima”, Clementino ci racconta della naturalezza con cui è venuto fuori.
«Avevo bisogno di scrivere quelle cose e l’ho fatto», racconta. «Non ho pensato troppo ai risultati, non mi sono creato il problema di fare qualcosa di più cantautorale. È uscito da solo.»
Il metodo di lavoro è artigianale nel senso più nobile: Clementino si sposta con amici produttori — da Amsterdam a Copenhagen, da Los Angeles a casa propria — lascia che le basi prendano forma, e poi scrive. «Poi ovviamente devi prendere un mese, due mesi di pausa per accumulare idee, leggere libri, e le canzoni vengono da sole.»
A proposito del nuovo singolo, Children, è tra i pezzi che meglio incarnano questa visione in collaborazione con l’artista senegalese Laye Ba su una produzione di LDO. Un brano afrobeat con un’anima napoletana, in cui Laye Ba canta in wolof un messaggio di pace universale. “I bambini, non avendo esperienza, fanno tutto con l’immaginazione. È arrivato il momento di fargli immaginare un futuro migliore.”, agginuge il rapper.
Dal 2023, la vita di Clementino ha preso una piega che pochi avrebbero previsto per il re del freestyle: meditazione tre volte al giorno, avvicinamento alla spiritualità sciamanica in Costa Rica.
«Si resta a galla con l’azione», spiega quando gli si chiede come affrontare i momenti difficili. «Pensare a ieri, pensare a domani fa male. L’azione ti porta ad essere consapevole del presente. Molte volte, quando c’è un problema, la prima cosa che faccio è mettere a posto l’ambiente intorno a me — anche mettere in ordine alfabetico i vinili.»
C’è un momento dell’intervista in cui la voce cambia tono. È quando si parla del murale che la città di Cimitile — il quartiere dove è cresciuto, dove vivevano i suoi nonni — gli ha dedicato. «Quando vedi un palazzo con la tua immagine ti posso assicurare che è molto forte», dice. «Non sono riuscito a trattenere le lacrime.»
I genitori si sono emozionati anche loro, «solo che non lo dicono. Apparteniamo a quella generazione i cui genitori non ci hanno detto ti voglio bene, ma ce l’hanno fatto capire molto bene.»
Sul fronte live, l’estate sarà all’insegna delle piazze: «La piazza è il contatto con il pubblico, mi piace tanto». In autunno tornerà in televisione con Jukebox al fianco di Antonella Clerici e con The Voice. E in studio? Più di un album. «Scrivo tanto, mi ritrovo con cento canzoni. Vediamo cosa uscirà dal cilindro.»