COVID, UN ANNO DAL PRIMO LOCKDOWN E 100 MILA MORTI. PREGLIASCO: “SI POTEVA FARE DI PIU’ MA ERA PIENA EMERGENZA”

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Esattamente un anno fa, 9 marzo 2020, Conte emanava il Dpcm #Iorestoacasa, ovvero l’Italia finiva in lockdown generale fino a maggio. Erano le prime settimane di quello che veniva definito semplicemente coronavirus e il governo decideva la chiusura delle attività per frenare il contagio.
9 marzo 2021, 100 mila morti in Italia molto più della campagna di Russia. Cosa è successo? Ne abbiamo parlato con il Prof. Fabrizio Pregliasco

Ida: buongiorno Prof. Pregliasco

Pregliasco: eccoci qua, buongiorno a tutti. Ci ritroviamo per parlare di cose non piacevoli ma questa terza onda che c’aspetta della pandemia

I: un anno fa partiva #iorestoacasa. L’Italia impaurita e in preda all’ansia ma fiduciosa era pronta a fare sacrifici pur di venir fuori dall’epidemia. Ci dicevamo andrà tutto bene ma alla fine di quest’anno ci sono 100 mila morti. Non è andato proprio tutto bene.

P: siamo di fronte ad una situazione che abbiamo imparato a conoscere nel tempo e io credo che le iniziative intraprese, a posteriori possono essere riverificate, si può dire si poteva fare di più, ma nel momento delle emergenza si sono fatte delle scelte che, io credo, complessivamente sono riuscite a mitigare, a ridurre la velocità con cui il virus si sta diffondendo in Italia. I lockdown come il primo sono irripetibili, non possono avere una durata lunghissima. C’è un disagio sociale, c’è un disastro economico, c’è anche una rabbia in una quota rilevante di persone che ad un certo punto dicono andiamo avanti così e lasciamo perdere. E’ un andare avanti in modo irresponsabile perché non si può mettere in alternativa la salute e l’economia. E’ chiaro che se, come si sta vedendo ora, le cose andassero a peggiorare non è che si ha voglia di andarsene in giro o fare cose evitabili. E’ stato fatto ciò che era possibile e bene la disponibilità di un vaccino, possibilità non scontata. Ora si sta verificando un sovranismo di vaccinazione nel mondo perché la quantità di vaccini sono ovviamente limitati e si spera che, anche se con qualche difficoltà e ritardo, si riesca a mettere a disposizione un gran quota di vaccini anche in Italia. E’ strategico l’interesse rappresentato dalla vaccinazione

I: ma ora com’è la situazione? Siamo alle soglie o dentro la terza ondata?

P: siamo sulla rampa di salita della possibile terza ondata o meglio della recrudescenza della seconda in una condizione simile come tipologia di crescita al periodo di ottobre che è l’inizio della seconda fase. Rispetto ad allora una base di persone ricoverate in terapia intensiva o sub intensiva è più alta. All’epoca 400 ora 2700, quindi una situazione comunque impegnativa già ora con una prospettiva, se non si attuano disposizioni stringenti e un comportamento responsabile che poi sono l’obiettivo dei Dpcm, di avere misure più impegnative con lockdown più generalizzati nel weekend magari in aree d’Italia dove corre il virus oltre i 250 casi ogni 100 mila abitanti.

I:torniamo ai vaccini. Lei ha parlato di un certo sovranismo nel senso che ora ogni Paese vuole avere le sue scorte ma perché ne stanno arrivando di meno, pur avendo pattuito un determinato numero di dosi. E poi ci sono i tanti vaccini, una dose o due dosi, si è contagiosi o meno dopo il vaccino. Insomma ci chiarisca un po’ le idee

P: l’importante è dire che i vaccini sono tutti comparabili in termini di opportunità perché si sta diffondendo una narrazione su vaccini di serie A e di serie B. i dati sono tutti più che buoni in termini di sicurezza ed efficacia. E’ importante dire che la vaccinazione necessita due dosi per i vaccini per i quali sono previste proprio per la garanzia di efficacia. Una singola dose per chi ha già avuto il covid come rinforzo della risposta immunitaria. Purtroppo i tempi sono lenti per questo sovranismo, queste aziende sono tirate per la giacca da tante nazioni poi ci sono anche le difficoltà produttive con un oggettivo sforzo di industrializzazione che ha bisogno di tempi particolari. Bisognerebbe vedere anche i contratti ma io confido che nell’arco di uno o due mesi avremo vaccinazioni adeguate e ci sarà un meccanismo più trasparente possibile nella progressione della vaccinazione in modo da proteggere soprattutto i soggetti più fragili.

I: le persone vaccinate possono contagiarsi e contagiare a loro volta?

P: gli studi clinici hanno avuto come obiettivo principale quello di verificare se questi vaccini proteggessero la persona vaccinata. Il dato ufficiale burocraticamente definito è quello di evitamento della malattia però sono in corso ulteriori studi per arrivare all’altro obiettivo che è quello del soggetto vaccinato sterilizzato per evitare che si possa ammalare. I dati ci dicono che è così anche se ancora non validato su quel famoso bugiardino, sulla scheda tecnica che riporta i dati ufficiali riconosciuti dagli organismi regolatori. Direi che i dati della vita reale della cosiddetta fase 4 degli studi che si stanno facendo mostrano un’efficacia importante. Per esempio anche la singola dose, elemento che aveva fatto discutere sull’opportunità di velocizzare la campagna coinvolgendo più persone. Io direi di aspettare ancora un po’, se si riesce a garantirne due è meglio di una.

I: nel frattempo invitiamo le persone ad avere sempre comportamenti responsabili, anche chi è stato vaccinato

P: c’è sempre un margine di rischio, la copertura non è al 100%, questo per tutti i vaccini. Bisogna continuare sistematicamente finché non ci sarà una situazione di ampia vaccinazione, di una convivenza più civile con questo virus. Dobbiamo considerare che sarà in mezzo alle scatole ancora per un po’ di tempo, probabile che sarà necessaria la dose di richiamo come il vaccino antinfluenzale con l’aggiornamento dei virus sulla base delle varianti che già ci sono e che temiamo ci saranno anche nel futuro

I: grazie di essere stato con noi, Prof. Pregliasco

P: grazie a voi

 

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