De Filippo in tv, Edoardo De Angelis a KKI: “Il successo di Eduardo oggi? Siamo diventati di moda”

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Dopo Natale in casa Cupiello, la trilogia dedicata ad Eduardo De Filippo si completa in questi giorni con altre due opere del commediografo napoletano: Sabato, domenica e lunedì e Non ti pago. Sarà sempre Sergio Castellitto l’attore protagonista, Edoardo De Angelis il regista. E proprio con lui abbiamo parlato dei due film in onda su Rai 1 il 14 e il 21 dicembre.

Ida: Buongiorno e benvenuto su Kiss Kiss Italia

De Angelis: buongiorno a voi

I: come stai?

DeA: mi posso ancora salvare, c’è speranza

I: cosa vedremo con questi due film, raccontaci un po’?

DeA: mentre giravamo Natale in Casa Cupiello ci siamo resi conto che l’esplorazione delle meravigliose parole di Eduardo richiedevano un approfondimento in più e che un film solo non sarebbe bastato. Abbiamo pensato di realizzare una trilogia dedicata al tema della famiglia così come affrontata nelle opere di Eduardo. Due titoli perfetti ci sono sembrati proprio Sabato, domenica e lune dì e Non ti pago, realizzando una sorta di viaggio attraverso le classi e le epoche di queste città, tra una borghesia che emetteva i primi vagiti in Natale in casa Cupiello fino ad una borghesia un po’ più consolidata anche se ammaliata dal mito del guadagno facile del gioco di Non ti pago per concludersi con Sabato, domenica e lunedì in cui vediamo una famiglia veramente abbiente nella metà degli anni ’60.

I: la famiglia è uno dei temi importanti delle opere di Eduardo, quali nessi ci sono tra la famiglia di allora e quella di oggi?

DeA: questo viaggio attraverso le epoche dimostra quanto i conflitti all’interno di una famiglia siano i medesimi in tutte le epoche e le classi sociali, anche se si dipanano in maniera differente. Già nel momento stesso in cui Eduardo pensa alla parola famiglia pensa  alla sua crisi. Nel momento stesso in cui scrive la parola padre pensa alla disgregazione del suo ruolo  e questi elementi  appartengono ad ogni essere umano di ogni epoca

I: a proposito del ruolo del padre, nei tuoi film c’è una forte presenza femminile. Sergio Castellitto che è il protagonista viene in qualche modo sopraffatto, prevale il matriarcato. E0’ così o è una sensazione?

DeA: viene letteralmente sopraffatto. In Sabato, domenica e lunedì vedrete delle innovazioni rispetto al testo originale. Molti personaggi hanno cambiato genere, non sono uomini ma sono donne perché volevo costruire proprio una famiglia matriarcale all’interno della quale il ruolo del padre, del pater familias si trova profondamente disorientato rendendo complicata la ricerca di una propria posizione, di una propria autorevolezza, una ricerca disperata. Questa scelte non hanno ragioni legate solo al ragionamento o a riflessioni di natura filosofica ma semplicemente io sono stato allevato dalle donne. Sono i personaggi, gli esseri umani che hanno rappresentato per me il primo filtro nei confronti della vita. Sono sicuro di conoscere bene quell’universo e altrettanto sicuro di non averlo mai compreso e allora nei film mi limito a contemplarne il mistero.

I: ciò che vedremo in tv nei prossimi giorni sono comunque rivisitazioni delle commedie di Eduardo, questo bisogna dirlo per evitare quanto è accaduto l’anno scorso con Natale in casa Cupiello. Chi cercava la tradizione è rimasto spiazzato

DeA: intanto dobbiamo fare una riflessione di natura generale su questo. Già nella tradizione è contemplato il concetto di tradimento, nel momento stesso in cui si tramanda la voce che racconta le stesse storie di sempre è sempre una voce personale e, quindi, mentre rispetta la tradizione la tradisce anche un po’, la mette in relazione con il proprio sentire personale. Il lavoro di trasposizione ftto da un autore deve contemplare questi due elementi, il momento del rispetto, dell’approfondimento filologico ma anche il momento della libertà. L’uno diviso dall’altro non possono convivere, vivono insieme , nello stesso fotogramma in un equilibrio precario. Ma quella precarietà è il motivo per cui a mio avviso si fanno i film

I: Sergio Castellitto è il trait d’union  tra queste tue opere. Perché proprio lui?

DeA: cercavo prima di tutto una complicità umana che si basasse sul pudore da contemplare nella relazione con l’opera  e anche di spudoratezza. Sergio Castellitto è un artista e un autore che incarna questi due elementi. E’ stato un incontro molto importante per entrambi perché abbiamo elaborato una sorta di paradigma eduardiano che attraverso lo studio del suo linguaggio, della sua visione del mondo ci ha permesso di mettere in relazione  questa visione con l’idea del cinema, un’idea che come ha detto Sergio è più verticale rispetto al teatro che si presenta prevalentemente orizzontale. Per verticale si intende l’attitudine a penetrare nella carne, nelle ossa, nell’anima, nel corpo dei personaggi. E’ stato un gesto linguistico rivoluzionario rispetto al distanziamento imposto dai nostri tempi. Sono film in cui ci si scambi i linguaggi, ci si tocca. L’esplorazione del senso del tatto che il linguaggio cinematografico permette è stata una linea guida.

I: come ti spieghi questo fermento molo creativo, vitale intorno alle opere di De Filippo. Sappiamo quanto sia lui e le sue opere estremante contemporaneo, ma cosa sta succedendo?

DeA: penso che ci sia un movimento  di riappropriazione orgogliosa dei propri classici. Eduardo rappresenta il nostro classico, il nostro punto di riferimento massimo e, quindi, in un momento in cui la nostra identità, la nostra terra è sotto i riflettori all’improvviso siamo diventati assurdamente di moda e questo trascendeva completamente dalla nostra volontà però sta succedendo. In questa fase ritengo quindi perfettamente armonico il modo che ci porta a riappropriarci dei nostri archetipi letterari ed Eduardo ne è il massimo rappresentante.

I: intanto ce lo  guarderemo in tv. Edoardo grazie di aver viaggiato con noi. in bocca al lupo  

DeA: viva il lupo e buon viaggio!

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