Undicesima volta sul palco dell’Festival di Sanremo per Francesco Renga, che nel 2026 sceglie di trasformare la sua partecipazione in una fotografia sincera di un cambiamento personale e artistico. «È un bel cambiamento, volevo fotografarlo proprio da quel palco», racconta il cantautore, deciso a portare in scena non solo una canzone, ma un passaggio di vita.
Veterano di questa edizione insieme a Patty Pravo, Renga ripercorre con emozione i suoi Sanremo. Il più divertente resta quello di due anni fa in coppia con Nek, vissuto con leggerezza e spirito di festa. Il più emozionante, invece, è il 2005, l’anno della vittoria con “Angelo”: un momento che coincideva con la nascita della sua famiglia. «Mia figlia era appena nata, la mia famiglia stava nascendo. È stato un momento magico, quando i pianeti si allineano e capisci che l’amore trionfa davvero». Oggi quella figlia, quasi ventiduenne, è al suo fianco a Sanremo: «È un miracolo, una giovane donna incredibile», dice con orgoglio.
Il brano in gara, “Il meglio di me”, è una dichiarazione di maturità emotiva. «Non sono il migliore, non sono perfetto. Ci sto provando. Il peggio di me lo lascio in macchina e quando arrivo cerco di portarti solo il meglio di me». Un messaggio chiaro: non proiettare sugli altri le proprie paure, non trasformare insicurezze e fragilità in tossicità. In un’epoca che impone di essere sempre performanti, di rincorrere hype e consensi, Renga rivendica il diritto di fermarsi e fare i conti con i propri fantasmi. La vera sfida, suggerisce, è restare umani.
Per la serata dei duetti salirà sul palco con Giusy Ferreri, scelta per l’amicizia che li lega ma anche per il suo timbro unico, profondo, da contralto. Insieme renderanno omaggio a David Bowie con “Space Oddity”, nella versione italiana del 1970 firmata da Mogol. «Le nostre voci insieme saranno una sorpresa», promette Renga, ricordando con affetto quando Giusy gli confidò che da bambina la chiamavano “la Renga in gonnella”.
Tra performance e divertimento, l’artista lancia anche un messaggio alle nuove generazioni: determinazione sì, ma senza perdere leggerezza e un pizzico di follia. «A 23 anni la follia di base era fondamentale», sorride.
Ed è forse proprio in questo equilibrio, tra consapevolezza e passione, tra disciplina e istinto, che si nasconde il vero “meglio di sé” che Francesco Renga oggi sceglie di portare sul palco più iconico della musica italiana.