12 ore di lavoro al giorno: provocazione o ipotesi reale? Azzurra Rinaldi a KKI: “Un vero salto all’indietro, niente a che fare con efficienza e produttività”

In un mercato del lavoro attraversato da trasformazioni profonde – tra inflazione, calo della produttività e rivoluzione tecnologica – torna ciclicamente una domanda scomoda: lavorare di più è davvero la risposta? L’ipotesi di una giornata lavorativa di 12 ore riapre un dibattito che tocca non solo l’economia, ma anche la qualità della vita, i diritti e l’idea stessa di progresso.

Mentre in molti Paesi si sperimenta la settimana corta, c’è chi immagina turni più lunghi concentrati in meno giorni, nel nome della competitività e dell’efficienza. Ma quali sarebbero i costi reali, economici e sociali, di una simile scelta? E chi ne trarrebbe davvero beneficio? La giornata di 12 ore rappresenta una provocazione, una necessità o un possibile cambio di paradigma nel mondo del lavoro?

A Radio Kiss Kiss Italia ne abbiamo parlato con Azzurra Rinaldi, economista del lavoro per capire se la giornata di 12 ore rappresenti una provocazione, una necessità o un possibile cambio di paradigma nel mondo del lavoro.

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