Smartworking, prof. Corso: “E’ ora di un equilibrio tra presenza e lavoro a distanza”

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E’ passato quasi un anno dall’inizio dell’emergenza pandemica e lo smart working è diventata ormai una realtà affermata. Molti italiani continuano a lavorare da casa e sono soprattutto le donne ad aver visto un incremento del 4,1%. A parte gli aspetti positivi del lavoro agile, ce ne sono altri che invece inducono a riflettere su come migliorare le prestazioni degli smart workers. Tra questi sicuramente le ore di straordinario, come gestire la disconnessione la smart workin fatigue.
A Radio Kiss Kiss Italia ne abbiamo parlato con il Prof. Mariano Corso, direttore del Politecnico di Milano.

Ida: buongiorno Pr. Corso e bentrovato

Corso: buongiorno a voi!

I: come sta?

C: bene, sono un po’ affaticato dallo smart working. Per il resto va tutto bene

I: E’ di pochi giorni fa un rapporto di Bankitalia sullo smart working. Ci sono diverse voci interessanti come la retribuzione dello straordinario, il tempo del lavoratore. Come è la situazione a quasi un anno dalla scelta obbligata dello smart working?

C: la situazione attuale è che, dopo il picco del lockdown in cui abbiamo toccato il picco dei 6,5 milioni, lo smart working è rimasto perché le aziende e i lavoratori da una parte ne hanno visto i benefici, dall’altra è perdurato uno stato di vincoli legati all’emergenza sanitaria. E’ ancora in vigore la procedura semplificata quindi fino al 31 marzo le aziende, anche senza un accordo individuale, possono chiedere unilateralmente ai lavoratori di lavorare a distanza e questo, evidentemente, è molto comprensibile perché le aziende devono rispettare i protocolli di sicurezza. Quello che abbiamo rilevato per tutto lo scorso anno, ed è molto interessante, sono stati gli effetti positivi e anche quelli critici. A fronte di questi effetti diciamo positivi e anche di fatica, in realtà lavoratori e impresa tendono per il cosiddetto new normal ovvero adottare i modelli organizzativi che prevedono un vero smart working quindi con un equilibrio tra presenza e lavoro a distanza. Questo in una misura molto molto maggiore di quella che era pre covid. La nostra stima basata sulle dichiarazioni di imprese e lavoratori è per il dopo pandemia, di circa 5,3 milioni quindi circa un terzo dei lavoratori dipendenti in Italia che è sicuramente un grande balzo dai 570 mila. Diciamo un aumento che va al di là degli elementi legati alla pandemia.

I: arriveranno anche degli accordi sindacali? Come verrà regolato il lavoro da casa? Per esempio, lo straordinario come viene gestito?

C: dal 31 marzo in poi rientra lo stato precedente, quindi la legge 81. Quello che cambia è che sostanzialmente di per sé non ci vuole un accordo sindacale, questo va assolutamente spiegato. Quello che è necessario è la sottoscrizione da parte di ciascun lavoratore di un accordo individuale, quindi le imprese di qui al 31 marzo, senza confidare in nuove restrizioni, nuove proroghe che sarebbero legate al perdurare della pandemia, devono a questo punto prepararsi e quindi sottoscrivere gli accordi individuali che vuol dire aver disegnato le modalità di lavoro in termini di alternanza tra presenza e lavoro remoto e flessibilità oraria. E ‘chiaro che è assolutamente auspicabile, sebbene non strettamente necessario, che questo sia fatto sedendosi ad un tavolo con le parti sociali e poi cercando di definire un quadro che tuteli il lavoratore. L’accordo però riguarda ciascun singolo individuo. Per quanto riguarda, invece, i vari istituti e lei faceva riferimento allo straordinario, tutta la nostra organizzazione del lavoro è misurata a ore e questo ovviamente oggi scricchiola. Il problema non è la legge 81 che permette di derogare da un quadro regolatorio che è attorno a quello che regola il lavoro e che va sicuramente rimesso in coerenza.

I: intanto, un ascoltatore ci chiede cosa succede se si verifica un infortunio durante lo smart working. Cosa è previsto?

C: il lavoratore che abbia sottoscritto un accordo individuale è tutelato nella propria casa nello stesso identico modo in cui è tutelato in ufficio. Per chiarirci, Inail istruisce la pratica nello stesso modo che vuol dire che non è tutelato in ogni caso così come non è tutelato in ogni caso in ufficio. Inail entra nel merito perché se si tratta di un’occasione di lavoro, l’istituto paga altrimenti no. Facciamo un esempio, se il lavoratore si fa male scolando la pasta durante lo smart working e non è un cuoco, è difficile argomentare così come se in ufficio si organizza una partita a calcetto nel corridoio e ci si fa male, è un po’ difficile che Inail paghi perché quella non è un’occasione di lavoro. Inail paga anche l’infortunio in itinere. C’è da dire che la percentuale di incidenti sul lavoro nell’ufficio di per sé è irrisoria. La gran parte degli incidenti sul lavoro sono in itinere e l’Inail paga l’itinere anche per gli smart workers anche quando si stanno trasferendo dalla propria abitazione di un luogo terzo che quel giorno ha deciso di utilizzare per lavorare. Quindi la normativa da questo punto di vista è molto evoluta e flessibile.

I: è stato chiarissimo, Prof. Corso. Ci risentiremo ancora. Intanto grazie e buon lavoro

C: grazie a tutti voi.

 

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